Stroncata da un malore

Betty Appoloni, l'artista morta in Umbria. «Una donna libera, stava male e non si curava»

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Betty Appoloni
Betty Appoloni
Betty Appoloni
Betty Appoloni

Ci sono persone che destinate a vivere in eterno perché sono così piene di energia, così fluide, che perfino il corpo, che è materia, diventa soltanto un contenitore troppo stretto. Elisabetta Appoloni, «Betty», era così. Sono due le parole che ricorrono più spesso nel ricordo delle amiche nel descrivere questa donna: «libera», «itinerante». Betty è morta, stroncata da un malore all’inizio della settimana, a Rivotorto, in provincia di Perugia. Aveva deciso di andare da un amico, un artista come lei, per un progetto.

Viveva di arte, Betty, percorrendo chilometri sulla sua casa con le gomme, un vecchio furgone rosso, in compagnia di Spillo, il suo cagnolino, che adesso è finito in un canile. Ma d’inverno vivere così era dura, per questo aveva accettato l’invito dell’amico che l’avrebbe ospitata nei mesi più freddi. Non stava bene, Betty, aveva avuto una trombosi ad un occhio e la pressione arteriosa molto alta. «Ogni viaggio diventa più faticoso», aveva confidato alla sua amica Ivana, «mi fanno male anche le gambe». Per questo le era stato suggerito di andare da un medico. Anche l’amico che la stava ospitando, la sera prima del decesso le aveva consigliato di chiamare l’ambulanza, ma Betty era di quelle che «domani passa, domani sto meglio».

«Cosa resta di noi quando ce ne andiamo? Una voce di sottofondo tra il caos, un’immagine definita, nitida, che ci rende vivi nel ricordo. Tu non te ne sei fregata mai di niente, di andare controcorrente, di apparire diversa, di dire quello che pensavi a costo di sembrare scontrosa», ricorda l’amica Michaela. «Ho letto cose assurde sulla sua morte e su di lei», aggiunge Ivana, «Betty era spesso criticata perché libera. L’ho sentita alcune settimane fa, mi aveva chiesto aiuto per cercare un posto dove passare l’inverno. E avevo qualcosa che poteva andare bene. Lei in passato era riuscita a creare una casa in un vecchio negozio di fruttivendolo a San Nazaro, era accogliente, lo aveva diviso in piccole stanze. Forse non avrebbe dovuto partire ancora, affrontare il viaggio verso l’Umbria, non stava bene. Ma aveva trovato quel riparo, assieme all’amico aveva progetti, Betty era un continuo progetto».

Lei aveva frequentato il Liceo artistico, dipingeva anche i corpi, faceva tatuaggi, danzava. Era stata una delle ballerine del programma Match music, tra le prime a saper utilizzare il Commodore Amiga per montare video. Betty sapeva fare qualsiasi cosa. Proprio qualche giorno fa mi sono venute in mano vecchie foto, e l’ho pensata. L’ultima volta che l’avevo sentita era a Roma», ricorda Cristiana, «ora tengo tra le mani una tazza che mi aveva regalato, sopra ci sono fatine ed elfi che aveva dipinto lei. È così assurdo pensare che non ci sia più. Qualcuno ha detto che cercava l’amore, non ne aveva bisogno, lei era amore».

Il funerale di Betty non è ancora stato fissato, si aspetta il nulla osta del magistrato per poter far arrivare la salma a Verona. «Chissà che feste ora lassù», ha lasciato scritto su Facebook l’attrice Margherita Sciarretta, postando una foto che ritrae Betty e lei, sorridenti ad un evento, «Non vedevo Betty da almeno tre anni. Avevamo lavorato insieme nel 2012 e si era creata una bella intesa. Era un elfo dei boschi, uno spirito libero, un cuore grande e generoso. Una creativa, dalla sartoria alla danza», ricorda Scarretta, «una donna senza età e senza padroni. Una calamita per me che sono sempre insicura, Betty era bella, ecco, e anche di più».

Alessandra Vaccari