Fenomeno dilagante

Allarme baby gang: «Fanno paura. Serve una rete educativa»

Dopo l'aggressione a un gruppo di ragazzini, Santa Croce si interroga e pensa a interventi. Un padre: «Mio figlio inizia le medie, non sono tranquillo»
Le baby gang sono un fenomeno dilagante
Le baby gang sono un fenomeno dilagante
Le baby gang sono un fenomeno dilagante
Le baby gang sono un fenomeno dilagante

Preoccupa l'escalation di prepotenze e rabbia indomata che sta prendendo sempre più piede tra i giovani veronesi. L'episodio di accerchiamento di un gruppo di ragazzini a Santa Croce avvenuto giovedì sera nella zona delle giostre da parte dell'ennesima baby gang non rappresenta infatti un caso isolato. I ragazzini accerchiati da un gruppetto di probabili minorenni sono stati rapinati dei soldi e dei cellulari e di simili fenomeni, proprio nello stesso quartiere, se ne sono già visti. Per la maggior parte della gente si tratta, comunque, di fatti del tutto simili a quelli che accadono in altri rioni cittadini.

"Bisogna fare squadra"

«È l'ennesimo episodio che ha portato alle cronache il fenomeno delle baby gang, ma ne abbiamo visti e letti in ormai parecchi quartieri, anche in pieno centro storico», commenta un residente del quartiere a spasso con il cane nella zona del cinema Alcione. «Io sono preoccupata per mio figlio, proprio quest'anno inizierà le medie e questi episodi non rincuorano», commenta una mamma del rione. La situazione è monitorata e ben nota: «I ragazzini che frequentano le scuole del quartiere sono conosciuti e bazzicano la zona di Santa croce e l'oratorio. Tra loro sappiamo che c'è chi ha fragilità personali e nelle famiglie. Per aiutarli a non finire nell'illecito dobbiamo fare squadra con il Comune, le scuole, i servizi sociali, creando un tavolo di confronto su come attivare risposte non solo repressi», riferisce la presidente della sesta circoscrizione, Rita Andriani.

Casi aumentati dopo la pandemia

«Prima di giovedì ci eravamo già confrontati con la parrocchia per pensare a una strategia di condivisione con varie realtà del territorio che possano intervenire sia a livello educativo che di assistenza. È evidente che serve anche il controllo ma ciò che urge sono presidi educativi, di prevenzione e recupero. Possiamo farlo intercettando i giovani nei loro ambienti, tra i banchi come nelle associazioni sportive o nell'oratorio che è parecchio frequentato, essendo aperto sette giorni su sette». Don Matteo, responsabile dell'oratorio dei salesiani di Santa Croce, conferma che negli ultimi mesi, in particolare nel post pandemia, è aumentato il numero di adolescenti e preadolescenti che vanno fuori controllo. «Vediamo gesti di prevaricazione verso i coetanei e, se non ci vengono messe a disposizione risorse dalle istituzioni per investire anche su educatori di strada, il rischio è di non avere altra scelta che allontanare questi ragazzini che così ritornano allo sbando. Il gruppetto che si è presentato nella zona delle giostre sembra non essere del quartiere, ma poco cambia perché il fenomeno riguarda tutta la comunità. Noi come oratorio abbiamo già un'esperienza attiva per offrire ai ragazzi uno spazio preventivo, ma dobbiamo creare una rete tra più realtà che hanno a cuore il mondo giovanile del territorio per dare forma a un progetto condiviso ed evitare il dilagare di uno scenario negativo. I giovani sembrano incapaci di gestire la dimensione della rabbia. Per questo serve l'accompagnamento degli adulti, che non sempre ci sono».

 «Rompono le auto e creano disagi»

Altra realtà che contribuisce al recupero di ragazzini tra i 10 e i 12 anni è il Gruppo Promozionale Quartiere Trieste, impegnato soprattutto nell'aiuto allo studio. «Riceviamo segnalazioni di ragazzini che rompono le auto e creano disagi», dice Erminio Marchini, presidente del Gruppo. «Ci sono stranieri che si portano dietro una cultura diversa e necessitano di indicazioni sulle regole, ma ci sono anche veronesi lasciati a loro stessi. Il fenomeno si sta acuendo con l'avanzare di nuove povertà. Guardando i telefonini e non avendo limiti di orari da rispettare i ragazzini si perdono, vanno alla deriva, credono di poter fare qualsiasi cosa passi loro per la testa e ciò si vede di più forse in zone altamente popolate come Borgo Venezia». Daniela Galletta di Prospettiva Famiglia, vive, lavora e opera da sempre a Santa Croce. «Non ritengo che il quartiere specifico sia in pericolo. Quanto accaduto giovedì sera poteva succedere ovunque», dichiara. «La realtà dei giovani è esasperata da dopo il lockdown: chi viveva qualche disagio ora cova una rabbia ingiustificata, repressa a scuola, per essere poi lasciata sfociare in altri contesti, attaccando coetanei o i più piccoli. Situazioni così estreme celano spesso poca genitorialità presente. Mancano figure educative stabili che portano i ragazzini a tuffarsi nella realtà mediatica. C'è da chiedersi cosa ci facessero dei dodicenni da soli alle giostre a sera inoltrata. Il fenomeno riguarda anche i più agiati che per noia si dedicano a prepotenze. Bisogna puntare sulla formazione delle famiglie, la repressione non basta per fermare un ragazzino che gira con un coltello»

Chiara Bazzanella