dopo l’approvazione da parte del governo del Ddl Calderoli

Autonomia, l'allarme dei medici: «È un errore, solo i ricchi potranno curarsi»

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Verona: «Il Snn è già malato grave, questo sarà il colpo di grazia. Aumenteranno le disparità e il rischio è finire come in America»
Medici ospedalieri: la carenza di camici bianchi è un’emergenza nazionale
Medici ospedalieri: la carenza di camici bianchi è un’emergenza nazionale
Medici ospedalieri: la carenza di camici bianchi è un’emergenza nazionale
Medici ospedalieri: la carenza di camici bianchi è un’emergenza nazionale

Confidano, i medici, nei «paletti» messi dal ministro Orazio Schillaci (che nei giorni scorsi aveva lanciato un monito chiedendo che le Regioni, in tema di Sanità, siano in qualche modo «guidate dal Ministero della Salute»). «Li ha messi perché è consapevole della necessità di arginare la deriva secessionista che l’autonomia differenziata comporta per la sanità pubblica», commenta il dottor Carlo Rugiu, «perché, senza una cabina di regia nazionale, senza il ruolo guida del Ministero, il rischio concreto è che salti il principio di solidarietà tra regioni e venga dato il colpo di grazia al nostro Ssn». Il presidente dell’Ordine dei Medici di Verona è «molto preoccupato».

Il pericolo di una «sanità per ricchi»

Il pericolo, spiega, è quello di «legittimare una sanità per ricchi, di aumentare le diseguaglianze e di favorire la disgregazione sociale. Perché è lì che si arriverà con questo ddl. Ed è proprio il contrario di ciò che invece serve perché la nostra sanità fornisca la stessa assistenza di qualità a tutti i cittadini come dice la Costituzione: serve livellare le differenze e garantire a tutti gli stessi Lea (livelli essenziali di assistenza), non il contrario. Che poi, questi Lea che lo Stato deve assicurare uguali su tutto il territorio nazionale, in 20 anni non sono mai stati definiti: esistono, sì, ma di fatto sono inattuati».

 

L'iter del Ddl Calderoli
L'iter del Ddl Calderoli

 

L'esempio del Covid

E quindi? Rugiu ricorre al Covid: «L’abbiamo visto con la pandemia: ogni regione è andata per conto suo ed è stato un macello. Ecco, con il virus arrivato dalla Cina abbiamo avuto un drammatico assaggio della “sanità“ gestita in maniera autonoma dalle regioni: ci sono state realtà più strutturate che hanno resistito all’attacco ed altre meno ricche messe in ginocchio. Ecco perchè sono preoccupato e perché tutte le organizzazioni, dalla Fnmoceo all’Anaao-Assomed, dalle Associazioni come la Aiom alle società scientifiche, tutti insieme, caso raro, siamo contrari a questo disegno di legge».

E aggiunge: «Bisogna non avere fretta come ha consigliato l’ex Guardasigilli Giovanni Maria Flick, l’impressione è che il governo, per tornaconti tipici della politica, stia correndo troppo senza essere lungimirante: c’è in ballo la sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale che rischia di essere smantellato andando verso un sistema privato, stile America, dove solo chi ha i soldi può curarsi. Le diseguaglianze aumenteranno, avremo regioni di serie A e B, cittadini in grado di essere curati e altri no. E questo, per noi medici, è inaccettabile perchè immorale».

Rugiu non ha dubbi: «In questo momento storico la nostra sanità è un malato grave, paga decenni di ignavia di chi ci ha governato chiudendo gli occhi davanti a cose che era doveroso aggiustare, non insabbiare. Abbiamo regioni come la Calabria commissariate da più di 10 anni e Ulss con infiltrazioni mafiose: non abbiamo medici perchè la programmazione da almeno 10 anni è stata sbagliata e non siamo più in grado di garantire la medicina generale sul territorio, con gli ospedali in carenza cronica di specialisti. Abbiamo difficoltà a tenere in piedi, si dice, la baracca e adesso vogliono l’autonomia differenziata? E’ come cantare il de profundis...».

Camilla Ferro

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