Antenne da rimuovere
senza spegnere le tivù

I ripetitori da decenni installati sulla torre Massimiliana, una fortificazione austriaca sulle Torricelle
I ripetitori da decenni installati sulla torre Massimiliana, una fortificazione austriaca sulle Torricelle
I ripetitori da decenni installati sulla torre Massimiliana, una fortificazione austriaca sulle Torricelle
I ripetitori da decenni installati sulla torre Massimiliana, una fortificazione austriaca sulle Torricelle

Il caso della torre Massimiliana sulle Torricelle, e della selva di ripetitori radiotelevisivi che da decenni occupano non solo il tetto della fortificazione austriaca, di proprietà del Demanio e tutelata dalla Soprintenza, ma anche l’area adiacente, dove svetta un traliccio alto 60 metri anch’esso pullulante di antenne, arriva nella commissione consiliare terza presieduta da Francesco Spangaro.

Sulla regolarità degli impianti si era occupato nelle scorse settimane anche Report, trasmissione di Rai3, ma le tre inchieste penali aperte negli anni sono state tutte archiviate. La convocazione della commissione era stata sollecitata dal Pd. «È una storia lunga», premette il capogruppo dem Michele Bertucco. «Fino al 1984 la torre era in concessione al Comune che vi ospitava l’Istituto antigrandine del Cnr, e dalla scadenza della proroga, nel 1987, sul suo tetto si sono aggiunte antenne e ripetitori di nuovi gestori radiotelevisivi e anche gli interni sono stati modificati per fare spazio alle attrezzature. Inoltre è stato costruito un traliccio abusivo».

L’assessore al patrimonio Pierluigi Paloschi chiarisce subito che Palazzo Barbieri ha, per il momento, rinunciato all’acquisizione della torre, nell’ambito del cosiddetto federalismo demaniale, poiché gli sarebbe costato un canone di 300mila euro l’anno, «non si capisce a che titolo».

Inoltre il Demanio chiede la rimozione delle antenne. Il paradosso è che pure in assenza della concessione edilizia, resta l’autorizzazione per le trasmissioni. «Mai abbiamo esaminato una situazione più intricata», confessano i dirigenti degli uffici. Gli enti interessati, infatti, sono vari: il ministero allo Sviluppo economico che aveva rilasciato l’autorizzazione alle trasmissioni, la Provincia, la Regione attraverso l’Arpav per il monitoraggio dell’inquinamento elettromagnetico, la Sovrintendenza, sul versante paesaggistico e culturale, il Demanio in quanto proprietario della torre. Fino al Comune che, informa Paloschi, ha già convocato tre riunioni con gli enti interessati per individuare una sede alternativa per le emittenti. «Già nel 1994», sottolineano Paloschi e dirigenti, «il Comune aveva inviato in procura la notizia di reato chiedendo la rimozione delle antenne, ma il fatto che si produrrebbe un’interruzione di servizio pubblico ha fatto cadere nel vuoto qualsiasi azione. Quindi la cosa più realistica», concludono, «è verificare la possibilità di soluzioni alternative per il ripristino della fruizione pubblica del sito tutelato. A quel punto si aprirebbe la possibilità di acquisire la struttura, con il solo onere della manutenzione». E.S.