Intervista al ministro

Adolfo Urso: «Incontrerò le imprese venete. Intel? Verona è strategica»

"Sarò un difensore civico delle imprese nel rimuovere gli ostacoli che possono frenare o danneggiare la loro attività"
Il ministro dello Sviluppo economico, Adolfo Urso, lascia il Quirinale con la moglie Olga Sokhnenko dopo la cerimonia del giuramento
Il ministro dello Sviluppo economico, Adolfo Urso, lascia il Quirinale con la moglie Olga Sokhnenko dopo la cerimonia del giuramento
Il ministro dello Sviluppo economico, Adolfo Urso, lascia il Quirinale con la moglie Olga Sokhnenko dopo la cerimonia del giuramento
Il ministro dello Sviluppo economico, Adolfo Urso, lascia il Quirinale con la moglie Olga Sokhnenko dopo la cerimonia del giuramento

Nel 2001, nel secondo governo Berlusconi, era stato viceministro alle Attività Produttive con delega al Commercio con l’Estero, nel 2009 il Cavaliere lo aveva confermato con le stesse deleghe. Ora Giorgia Meloni l’ha scelto come ministro dello Sviluppo Economico, delle Imprese e del Made in Italy. Si può parlare di un ritorno importante per Adolfo Urso, 65 anni, padovano, tra i fondatori di Alleanza Nazionale, da sette anni in Fratelli d’Italia, ex presidente del Copasir. Alle ultime elezioni politiche è stato rieletto al Senato nella circoscrizione Veneto. «Mi sono già messo al lavoro - ammette - subito dopo il giuramento. Siamo in un momento molto impegnativo, soprattutto dal punto di vista economico, e dobbiamo dare risposte agli italiani»

Ministero anche del Made in Italy? Perchè?

La nostra mission è molto chiara, vogliamo dare forza all’eccellenza italiana, difendere il frutto della nostra creatività e del nostro ingegno. Qualità non solo da proteggere ma anche da sviluppare. Non solo nel campo manifatturiero ma anche in quello agroalimentare, caratteristiche che facilitano anche la presenza di turisti stranieri nel nostro Paese. Arrivano per i nostri tesori, per l’arte, per la cultura ma anche per le nostre eccellenze enogastronomiche. Il nostro biglietto da visita in tutto il mondo, quello che ci rende orgogliosi e che rende orgogliosi gli Italiani che vivono lontani dal nostro paese. Noi vogliamo renderli ancora più orgogliosi e lavoreremo insieme agli autori di questo successo, con gli imprenditori e i loro collaboratori. Sto contattando i presidenti delle associazioni di categoria, gli imprenditori e i sindacati per un confronto, per avere da subito un dialogo costruttivo. Qualunque sia la loro attività, manuale o creativa, contribuiscono al successo. Il made in Italy ha un ruolo di incubazione per lo sviluppo e la nascita delle nostre eccellenze. Come ho fatto in campagna elettorale, andrò a visitare i distretti industriali del Veneto, dalle colline di Valdobbiadene al Brenta, dalla zona del marmo all’occhialeria, dal mare all’oreficeria, i distretti che nei primi sei mesi di quest’anno hanno trainato la ripresa economica.

Che ruolo avrà il suo ministero?

Sarò un difensore civico delle imprese nel rimuovere gli ostacoli che possono frenare o danneggiare la loro attività. Spesso sono quelli burocratici quindi bisogna decidere quello che altri non decidono, favorire l’applicazione del “decreto Aiuti“. Rimuovere anche gli ostacoli internazionali, quelli che vengono dai dazi o quelli che vengono chiamati non tariffari. Un’azione incessante a livello europeo, aiutando soprattutto le piccole o medie imprese. Favorire gli incentivi strategici, puntando sull’innovazione tecnologica e di processo. Fondamentale tutelare le nostre imprese dalla contraffazione, dalla concorrenza sleale, dal’esproprio tecnologico.

Parla di “sburocratizzazione“. Cosa si può fare?

Bisogna rendere i processi più agili, intervenire dove ci sono dei blocchi, incentivare gli investimenti e utilizzare tutte le risorse che arrivano dal Pnrr. Importante facilitare l’iter realizzativo, un esempio per chi dovrebbe fare e non fa. Quando avocheremo a noi le decisioni anche le amministrazioni inadempienti accelereranno le loro. Per questo ripeto ancora una volta che il ministero deve diventare la casa delle imprese italiane.

È stato presidente del Copasir, il comitato parlamentare della sicurezza della Repubblica. Aveva chiesto più volte la difesa della sovranità tecnologica contro le acquisizioni estere, soprattutto da Cina e Russia. Resta della stessa idea?

Questa è la grande scommessa per i prossimi dieci anni soprattutto in questa fase di transizione ecologica e digitale. Un esempio non possiamo dipendere dalla Russia per l’approvvigionamento di energie fossili o dalla Cina per avere i pannelli solari. Fondamentale l’autonomia ecologica nel green, per l’energia elettrica, per i processori, chip e semiconduttori. Pensiamo ai padri fondatori dell’Europa Unita: Adenauer, Schuman e De Gasperi. Intendevano costruire l’Europa sulla Ced, la Comunità europea di difesa, e la Ceca, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Avevano già tracciato una rotta, che poi non è stata realizzata, per ripiegare sulla Europa dei commerci. Ma l’idea di una Europa della energia e della difesa è fondamentale come hanno fatto capire le ultime vicende. In quest’ottica va visto anche il terzo pilatro dell’autonomia, quella digitale. Siamo in ritardo rispetto alla Cina o gli Stati Uniti. Non è un problema solo italiano, coinvolge tutta l’Europa. Dobbiamo riportare a casa alcune produzioni fondamentali. Penso ai droni, alle batterie elettriche per le auto del futuro, ai microchip che vengono prodotti a Taiwan o ai pannelli solari monopolio della Cina. Non possiamo passare dalla dipendenza dal gas russo alla dipendenza dalle tecnologie cinesi.

Si parla sempre più spesso di “golden power“, in caso di vendita di un’azienda all’estero serve un’autorizzazione da Palazzo Chigi e occorre un permesso per trasferire aziende ad alta tecnologia...

Anche se Fratelli d’Italia era all’opposizione nei quattro anni di Copasir abbiamo agito sempre con responsabilità e contribuito ad estendere il campo di applicazione della “golden power“, nata nel campo delle tecnologie di difesa, anche alle telecomunicazioni, alla finanza, al settore farmaceutico e sanitario e agroalimentare. Uno strumento che adottano Francia, Germania e Usa, in linea con le regole europee. In questi anni la sicurezza della Repubblica non si lega solo alla sicurezza dello Stato ma alla tutela del nostro sistema produttivo. Governi autoritari come la Russia o la Cina tendono a utilizzare il loro sistema produttivo e l’accaparamento di materie prime per prevalere e, in alcuni casi, sottomettere le altre nazioni, cercando di espropriarli anche della loro tecnologia. Nei settori strategici bisogna raggiungere l’autonomia europea, con una politica di reshoring: tornare a produrre nel nostro Continente per tutelare le nostre libertà. Per questo bisogna riflettere anche su quali azioni per supportare le aziende per la cui tutela abbiano attivato la “golden power“. Serve anche uno strumento di intervento finanziario e industriale per sostenere l’azienda che non cede la propria attività o la propria tecnologi ad acquirenti esteri. Non dobbiamo limitarci a proteggere ma bisogna far crescere e favorire lo sviluppo per tutelare l’interesse nazionale.

Il Veneto si conferma locomotiva del Paese. Nel 2022 il Pil sarà ancora il più alto in Italia...

Attenzione però, le previsioni Istat ci dicono che si è arrestata la crescita e che stiamo entrando in recessione tecnica, in questo momento siamo sulla “linea del Piave“. Nei primi sei mesi dell’anno c’è stata una crescita importante, ora si registra una contrazione. In generale nella prima parte del 2022 i distretti italiani hanno fatto segnare un aumento del 17 per cento. Tra i migliori proprio alcuni distretti del Veneto dall’oreficeria di Vicenza all’occhialeria di Belluno. Un esempio per tutta l’Italia. Il Veneto è autonomia ma è anche il Veneto degli alpini. È il cuore del nostro Paese, capace di amare e valorizzare le proprie eccellenze, mostrare grande attaccamento per il territorio ma nello stesso tempo è la regione italiana più patriottica. Ha grande spirito capitalistico - un’impresa ogni nove abitanti - ma nel contempo ha il più alto tasso di volontariato.

E in Veneto potrebbe arrivare Intel, magari proprio a Verona?

Verona è un punto di riferimento importante per tutta l’economia italiana per il sistema fieristico e per quello logistico, un esempio per tutto il Paese. Quando parliamo di attrarre gli investimenti stranieri in Italia possiamo pensare a Intel. Un’occasione importante. Un minuto dopo il giuramento ci siamo incontrati per il passaggio di consegne. Non siamo andati nemmeno a festeggiare, ho incontrato al Dicastero il ministro Giancarlo Giorgetti con cui ho affrontato anche il dossier Intel. Ne avevo parlato una decina di giorni fa, senza sapere che cosa sarebbe successo, anche con Vittorio Colao, l’ex ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. Lo stesso avevo fatto con il presidente del Veneto, Luca Zaia. Ora dobbiamo creare le condizioni ideali per portare in Italia questo investimento senza dimenticare che si tratta di un’iniziativa privata e toccherà all’azienda la decisione finale. Sono comunque fiducioso.

Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, invece, si potrà agevolare la costruzione di impianti fotovoltaici?

Lavoreremo anche in questa prospettiva, perchè chi gestisce un’area industriale possa realizzare quello che gli serve, ovviamente sempre nel rispetto dell’ambiente. Se può produrre non solo per sè ma anche per la comunità energetica, tanto di guadagnato. Non abbiamo tabù e paraocchi, guardiamo sempre e solo all’interesse comune.

Si potrà tagliare il costo del lavoro? Quanto? Entro quando può essere fatto?

Questo governo vuole realizzare quello che ha detto in campagna elettorale. Ci avviciniamo a una congiuntura economica severa, alla vigilia di una recessione. Dobbiamo sostenere le aziende ma anche dare dignità al salario. Prioritario e necessario un taglio al cuneo fiscale che potrebbe portare a un beneficio del lavoratore per due terzi, un terzo a favore dell’imprenditore. Invece di rifugiarsi nel reddito di cittadinanza si potrò aumentare il divario tra chi riceve assistenza e chi invece lavora e produce per la comunità.

Luca Mantovani

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