autore degli omicidi firmati come "Ludwig"

Wolfang Abel trovato in casa privo di sensi, è grave in ospedale

Wolfgang Abel
Wolfgang Abel
Wolfgang Abel
Wolfgang Abel

Malore per Wolfang Abel, l’uomo che negli anni tra il 1977 ed il 1984 dispensò morte sotto la sigla «Ludwig». Il sessantunenne è stato trovato ieri mattina a terra, privo di sensi, dalla signora che accudisce l’anziana madre con cui l’uomo vive ad Arbizzano. La donna ha subito allertato il 118 ed un’ambulanza con automedica al seguito è andata nell’abitazione della famiglia. Abel era riverso a terra, senza conoscenza, la sua diagnosi parla di commozione cerebrale compatibile con una caduta.

È possibile che l’uomo abbia avuto un malore e per questo si sia accasciato battendo la testa. Abel è ricoverato in terapia intensiva al polo Confortini, in coma, ed i medici stanno attendendo il trascorrere delle ore per decidere se sia necessario o meno sottoporre il paziente ad intervento chirurgico. Wolfang Abel, venne condannato a 27 anni di carcere assieme a Marco Furlan per la catena di delitti rivendicati tra il 1977 e il 1984 dalla sigla neonazista «Ludwig».

 

 

Leggi anche
«Non è più pericoloso» Abel torna un uomo libero

 

Nel 2016 una perizia giudicò Abel «non più pericoloso» e il giudice di sorveglianza di Verona decise la revoca dell’ultima misura di sicurezza applicata nei suoi confronti, dopo i 23 anni di carcere (era uscito nel 2006), il periodo agli arresti domiciliari e la libertà vigilata. In tutto 32 anni. Durante la detenzione si è laureato in matematica. Marco Furlan, il suo complice, era stato liberato nel 2010. Abel si è sempre proclamato innocente, sta di fatto che dopo i loro arresti, «Ludwig» smise di uccidere. «Adesso posso finalmente dirlo: sono stato perseguitato dai giudici fin dall’inizio dell’inchiesta sulle vicende Ludwig, giudici che hanno contro di me creato indizi mai comprovati», disse nel 2009 Abel. Sia lui che la sua famiglia sono sempre stati molto gentili con i giornalisti che da anni si presentano alla loro porta.

Era il 4 marzo 1984 quando Marco Furlan e Wolfang Abel, vennero scoperti con una tanica in mano a cercare di appiccare il fuoco in una discoteca mentre circa 400 persone stavano festeggiando l’ultimo giorno di carnevale. È questo è un dato incontrovertibile, erano vestiti da Pierrot per confondersi tra gli altri clienti. «L’ho fatto», disse durante un’intervista, e liquidò l’episodio con «un atto di vandalismo». Ma fu proprio nel corso delle indagini sulla discoteca, che emersero elementi che avevano portato alle accuse per Abel e Furlan di alcuni omicidi rivendicati da «Ludwig». Furlan, alla vigilia della sentenza della Cassazione, fuggì e fu poi arrestato a Creta nell’estate del 1995. Lavorava come impiegato in un’agenzia di noleggio auto, venne riconosciuto da un veronese in vacanza che allertò la polizia. Dopo la detenzione nel carcere di Opera a Milano, venne scarcerato nel 2010.

Alessandra Vaccari

Suggerimenti