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16.07.2020

Vuole rapporti ogni
sera: lei si rifiuta
e lui la picchia

Presa a pugni dal marito (foto archivio)
Presa a pugni dal marito (foto archivio)

Una fissazione. O meglio l'unico modo, sostiene, per poter riposare tranquillo, per quel sonno ristoratore in grado di alleviare le fatiche quotidiane. Da 18 anni, ogni sera, vuole avere rapporti con la moglie, un no non era ammesso, e lei stessa lo ha confermato ai carabinieri che alle 23 del 12 luglio si sono presentati a casa della coppia.

 

Li aveva chiamati il figlio più piccolo, spaventato perchè sentiva il papà che picchiava e insultava la mamma: quella sera lei si era rifiutata di accondiscendere a quella che rappresentava l'abitudine. Da una vita. E senza possibilità di esimersi. Da quella sera lui è fuori casa, non può avvicinare la moglie né chiamarla: questa la decisione del giudice per le indagini preliminari Marzio Guidorizzi che al termine dell'interrogatorio di garanzia (la misura era stata adottata dal pm) ha vietato all'uomo di 45 anni originario della Moldavia e difeso da Anastasia Righetti di rientrare nell'abitazione familiare.

Un lavoratore indefesso, senza dubbio, la casa è di proprietà, e non ha mai fatto mancare nulla alla sua famiglia. Rientrava dai campi e il dopo cena era sempre lo stesso. Anche domenica si sono ritirati e non appena lei si è sdraiata lui si è avvicinato. La donna ha opposto un rifiuto, era stanca e a quel punto ha iniziato a offenderla, a urlarle che durante il giorno mentre lui lavora lei frequenta altri uomini ed era per questo che lo stava rifiutando. Lei si è alzata sperando che si calmasse ma lui l'ha seguita, l'ha presa per i capelli e ha iniziato a colpirla con pugni al volto, sulla testa e sulla schiena. Urlava come un pazzo che se non lo voleva avrebbe dovuto andarsene di casa oppure sarebbe morta. Non era tardi, i figli erano ancora alzati e hanno assistito a quella scena, già vista altre volte. Perchè al no seguivano le botte. L'ha presa a calci sul costato ma non si è accorto che il figlio più piccolo aveva preso il cellulare, si era chiuso in una stanza per non farsi scoprire e aveva chiamato il 113.

 

«Il papà sta picchiando la mamma», la richiesta di aiuto, è rimasto al telefono con il militare della centrale operativa fino all'arrivo della pattuglia. Quando i carabinieri hanno suonato alla porta l'uomo stava girando per l'appartamento, apparentemente calmo, la donna e il figlio più grande si erano invece chiusi a chiave in un'altra stanza mentre il piccolo era ancora al telefono con l'operatore che lo stava tranquillizzando. Non ha opposto nessuna resistenza, si è lasciato accompagnare fuori perchè non avrebbe potuto dormire in casa mentre la moglie è stata accompagnata in ospedale dove le è stato riscontrato un ematoma all'occhio (il pugno) giudicato guaribile in 5 giorni e contusioni al costato (il calcio). Lui dovrà dormire in albergo.

Fabiana Marcolini
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