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24.01.2020

Virus cinese, allertate tutte le Ulss

Controlli a Wuhan, la città cinese dove s’è sviluppata l’epidemia
Controlli a Wuhan, la città cinese dove s’è sviluppata l’epidemia

Il virus di Wuhan comincia a far paura. E anche in Veneto si stanno prendendo le prime contromisure. I morti in Cina, dove ieri si è registrato il primo decesso causato dal coronavirus in un’area al di fuori dell’epicentro, sono finora 26, i casi di contagio accertati 616. Casi sospetti si registrano intanto anche in Europa: uno a Parigi e quattro in Scozia e nelle ultime ore pure in Italia, a Bari. Intanto, le autorità cinesi hanno annullato le feste per il Capodanno. Misure per fronteggiare l’emergenza sono già state prese anche in Italia. Il virus, che sarebbe arrivato all’uomo dai serpenti dopo la trasmissione attraverso i pipistrelli, causa nelle persone un’infezione simile alla polmonite. I sintomi, che per ora appaiono meno gravi rispetto a quelli della Sars, sono febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, sindrome da stress respiratorio. Le autorità sanitarie cinesi hanno confermato almeno due casi di trasmissione diretta. In entrambi i casi, i soggetti sono stati infettati da familiari che avevano viaggiato a Wuhan, la città focolaio del coronavirus. Inizialmente il germe sembrava trasmettersi solo attraverso contatti ravvicinati, abbracci, baci o condivisione di utensili da cucina. Ora nuovi elementi indicano che potrebbe diffondersi anche con contatti a distanza, come starnuti e colpi di tosse. Dal ministero della Salute, intanto, arrivano le prime indicazioni. Quindi, la Direzione prevenzione, sicurezza alimentare, veterinaria della Regione Veneto ha trasmesso la circolare ministeriale a tutte le Aziende Ulss e ospedaliere. Le informazioni attualmente disponibili, si legge nella circolare, suggeriscono che il virus possa causare sia una forma lieve, simil-influenzale, che una forma più grave di malattia. Una forma inizialmente lieve può progredire in una forma grave, soprattutto in persone con condizioni cliniche croniche pre-esistenti, quali ipertensione, e altri problemi cardiovascolari, diabete, patologie epatiche e respiratorie. Anche le persone anziane potrebbero essere più suscettibili alle forme gravi. L’attenzione quindi è alta. Anche nella nostra città. «C’è un tavolo aperto per valutare se attuare o meno protocolli specifici, in base all’evolversi della situazione» fa sapere Evelina Tacconelli, responsabile dell’Unità Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona. Le principali raccomandazioni che arrivano dal ministero riguardano i viaggi verso o dalle aree colpite. Le indicazioni sono di «vaccinarsi contro l’influenza almeno due settimane prima della partenza; valutare la possibilità di posticipare viaggi a Wuhan non strettamente necessari; evitare il contatto diretto con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute; lavarsi spesso le mani, soprattutto dopo il contatto diretto con persone malate; evitare il contatto diretto con animali da allevamento o selvatici vivi o morti». Si invitano, inoltre, i viaggiatori con sintomi di infezione respiratoria acuta a «evitare contatti ravvicinati, coprire starnuti e colpi di tosse con un fazzoletto monouso e lavare le mani». Nella circolare ministeriale, tittavia, si stima come «moderato», secondo le valutazioni del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il rischio di introduzione dell’infezione in Europa, attraverso casi importati. «I casi sospetti», prescrive infine il protocollo adottato dalle aziende sanitarie venete, «vanno visitati in un’area separata dagli altri pazienti e ospedalizzati in isolamento in un reparto di malattie infettive, possibilmente in una stanza singola, facendo loro indossare una mascherina chirurgica». Inoltre, «il numero di operatori sanitari, di familiari e visitatori deve essere ridotto e registrato». •

Enrico Santi
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