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27.01.2020

Un veronese in Cina:
«Allarme totale
ma non torno»

Il veronese Riccardo Saccani, 27 anni, a Shanghai
Il veronese Riccardo Saccani, 27 anni, a Shanghai

«Siamo chiusi in casa. Le autorità ci hanno raccomandato di stare in casa. Già c’era poca gente in giro per il capodanno cinese, così, ancora meno». Riccardo Saccani, veronese, 27 anni, frequenta un master, il Chine Europe Business, con l’università belga, lui che ha una laurea triennale in mediazione linguistica. È arrivato a Shanghai con lo scoppiare dell’allarme coronavirus. Ai primi di gennaio. «Stasera (ieri per chi legge) dal governo è arrivata la comunicazione che tutte le scuole del Paese sono chiuse fino al 17 febbraio, per scongiurare e prevenire ipotetiche incubazioni del virus», annuncia Riccardo.

 

E aggiunge: «All’inizio, attraverso il telegiornale, la notizia veniva tenuta bassa, adesso, l’allarme si è alzato. Anche perchè dopo quanto è accaduto con la Sars, nessuno vuole ripetere gli stessi errori. Ci sono dei miei compagni di corso che hanno chiesto di rientrare nei loro Paesi; l’università si è detta disponibile a destinarci in altri Paesi europei, ma credo che la situazione non sia così grave, ancora. Per questo ho deciso di restare in Cina». La madre di Riccardo, che gestisce un noto ristorante in centro, Lia Musarra, ripete a Riccardo di rientrare a Verona. «Mia madre vorrebbe che tornassi, è molto preoccupata. Ma io voglio aspettare», aggiunge Riccardo. Credo che la situazione sia sotto controllo. Ieri è venuta la polizia nel nostro palazzo. Ha suonato i campanelli di tutti gli appartamenti per chiedere chi di noi sia stato a Wuhan, la città epicentro del virus». Per ora Riccardo non ipotizza di rientrare in Italia. 
 

A.V.
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