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16.05.2020 Tags: Verona

«Torniamo in aula»
Virale il video
degli avvocati

Un video di 4 minuti, una musica allegra e quella frase che da giorni ha sostituito quella positiva dell’inizio dell’emergenza. Ovvero «Non andrà tutto bene se non torneremo in aula». Un’iniziativa, quella dell’avvocato Stefano Gomiero, che in due giorni ha coinvolto 148 colleghi, penalisti, civilisti, esperti di amministrativo piuttosto che fiscalisti. Trasversale, che ha lo scopo primario di «sensibilizzare la gente perchè in questo momento la giustizia è di fatto bloccata.

 

Lavorano tutti, stanno riaprendo le attività e noi avvocati siamo fermi», interviene Gomiero, l’autore del flash mob che in poche ore, ieri è diventato virale con 3.900 contatti e 323 visualizzazioni. «Il nostro non è un lavoro qualsiasi, ci occupiamo di interessi e diritti che in questo momento sono sospesi nel limbo. Un po’ difficile da accettare e da spiegare».

 

Per questo non potendo incontrarsi in tribunale perchè le disposizioni del presidente Magaraggia scandiscono tempi e modalità per la lenta ripresa delle udienze e sono vietati, come in qualunque luogo aperto al pubblico, gli assembranti, alla fine ci sono comunque entrati tutti assieme. «Già», prosegue l’avvocato Gomiero, «con un sorriso ed una richiesta. I messaggi sono davvero tanti ma il senso comune è che vogliamo tornare in udienza. Volevo ringraziare i 148 amici che “hanno messo la faccia“, sperando che questa gioiosa iniziativa sia da aiuto e stimolo per chi ci rappresenta».

 

Con la toga sulle spalle, perchè le udienze da remoto, sulla piattaforma, non sono per i legali delle «vere» udienze, con la mascherina sul volto e con quel biglietto che non necessita di spiegazioni: #vogliamotornareinaula. Ognuno nel suo studio, ma riuniti in quel video di 4 minuti che sta girando l’Italia e per consentire a tutti, anche a quelli che per motivi tecnici nel video non sono entrati, di confrontarsi a distanza con i colleghi è stata creata una pagina Facebook «Ritorniamo in udienza!».

 

«È stato fatto tutto in fretta, qualcuno mi ha mandato tardi la foto e non è stata inserita, potrà farlo sulla pagina in rete», prosegue. «Messaggi, condivisioni, possono fare quello che desiderano ma è importante il confronto tra noi. Non possiamo pensare che basti un ordine di servizio per bloccare un’attività fondamentale come quella forense. Dal giudice di Pace lavorano, le cassiere lavorano e noi avvocati no? Sarebbe corretto valutare anche il punto di vista nostro».

 

Nessuna polemica, solo la richiesta di tornare a discutere i processi. «Don’t worry be happy l’ho scelta perché sono stufo di sentirmi dire di non preoccuparmi che andrà tutto bene, del resto il flash mob è una spontanea iniziativa serena gioiosa per tornare quanto prima a lavorare. Abbiamo mutui, figli, impiegati e finché non torniamo in aula non potremo onorare i nostri impegni». E conclude: «Non può chiamarsi tale uno Stato che abdica, di fatto, alla funzione giurisdizionale». 

Fabiana Marcolini
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