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18.10.2019

Tetto ai contanti, commercio in allarme

Banconote da 200, da 50 e da 20 euro: potrebbe abbassarsi il tetto per l’uso dei contanti
Banconote da 200, da 50 e da 20 euro: potrebbe abbassarsi il tetto per l’uso dei contanti

Le novità previste dalla manovra scaldano gli animi dei commercianti e degli artigiani. Ed è in particolare una misura, quella che riguarda il tetto al contante che scende da tremila a duemila euro, per arrivare nel 2022 a mille euro, a farli arrabbiare. Per motivi diversi, argomentati in modo più o meno diplomatico. Paolo Bissoli, presidente di Confesercenti Verona, definisce questa iniziativa «una stupidaggine». Di più: «Con decisioni come questa stiamo andando fuori giri, non è possibile che un cittadino non possa scegliere come spendere i propri soldi. Così gli si toglie la libertà, lo si ingabbia». E ancora, rincarando la dose: «Se andiamo avanti così almeno il 10 per cento dei negozi della provincia entro fine anno chiuderà». Perché, secondo Bissoli, non è sui piccoli commercianti, che già faticano ad arrivare a fine mese, che bisogna intervenire per ridurre l’evasione: «Andrebbero presi provvedimenti contro chi evade milioni di euro. Invece queste misure rendono ancora più complicata la vita dei negozianti, che devono sostenere spese significative per dotarsi di un Pos e della linea internet per farlo funzionare. Non tutti ci riescono, e in questo modo si uccide il commercio, soprattutto quello fuori città. E se i negozi chiudono, i servizi mancano e i paesi si spopolano». IL PRECEDENTE. Racconta Bissoli che gli esercenti avevano tirato un sospiro di sollievo nel 2016, quando la legge di Stabilità del governo Renzi alzò la soglia dei pagamenti consentiti in contanti a tremila euro, mentre il precedente governo Monti l’aveva abbassata a mille. Ora, la maggioranza giallo-rossa vuole tornare a quel tetto che pure Confcommercio Verona, in linea con la confederazione nazionale, “boccia”. IL LIMITE. Un limite, sottolineano i vertici dell’associazione, «già in vigore fino a quattro anni fa ma anacronistico, inefficace ai fini del contrasto dell'evasione fiscale e inutilmente penalizzante soprattutto per le 15mila imprese e i 40mila addetti del settore orafo ed orologiero attivi sul territorio italiano. Le normative dei Paesi europei sono molto più tolleranti, e la stessa normativa dell'Ue indica soglie assai più ampie». Una misura, ancora, «inutilmente penalizzante verso le nostre imprese e del tutto inutile a contrastare evasione e riciclaggio: questi fenomeni criminali non vengono generati nei negozi e non è colpendo l'utilizzo del contante che li si potrà efficacemente arginare». IN EUROPA. Va detto, in realtà, che in Europa un tetto al contante è stato fissato da una dozzina di governi, più tollerante nei Paesi dell’Est, (5.100 euro la soglia in Bulgaria, 2.100 in Romania), più stringente in altri, come in Portogallo e in Francia dove il limite di legge è fissato a mille euro, in Spagna a 2.500 euro, in Grecia 1.500 euro. L’obiettivo è sempre lo stesso: ridurre l’evasione, che è poi lo scopo di tutto il “pacchetto” previsto dalla Manovra e che prevede i bonus per premiare chi predilige i pagamenti elettronici, detrazioni fiscali, lotteria degli scontrini. «Sarà difficile», afferma tuttavia Andrea Bissoli, presidente di Confartigianato Imprese Verona, «allontanarsi dalla crescita “zerovirgola” puntando soltanto sulla lotta all’evasione, grande e condivisibile battaglia che appare però molto circoscritta e mirata a senso unico nei confronti delle piccole imprese». IL «NERO». «Se la misura è volta a ridurre il “nero”, non può che trovarci d’accordo», commenta Davide Cecchinato, presidente di Adiconsum Verona, «perché più evasione significa meno gettito e quindi tasse più alte per pensionati e lavoratori. Quindi siamo d’accordo che un primo passo andasse fatto. Certo, non mancheranno delle conseguenze anche negative sui consumatori», continua ancora Cecchinato. Il riferimento non è solo ai cittadini più anziani, più in difficoltà nell’utilizzare la moneta elettronica. «Il bancomat, la carta di credito», spiega, «spesso non danno la reale percezione di quanto denaro si sta spendendo, a differenza del contante che passa tra le mani. E questo per il bilancio di alcune famiglie può essere un danno, portando a perdite economiche e a conti in rosso». •

Francesca Lorandi
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