Covid. Preoccupazione tra i praticanti di arti marziali

«Sul ring e sul tatami in mascherina
ma poi botte a viso aperto»

Andrea Sivieri in una tecnica di Krav Maga
Andrea Sivieri in una tecnica di Krav Maga

Quando a fine giugno, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha dato il via libera al combattimento nelle palestre di arti marziali e sport da ring, sui social è diventato virale un «meme» in cui si vedeva Zaia alzare un foglio con la scritta in dialetto: «Podì darve», (Potete picchiarvi). Tanta era la voglia dei praticanti di ricominciare a scontrarsi e stanchi di esercitarsi allo specchio o al sacco mantenendo le distanze di sicurezza imposte dalle normative anti Covid, che molte palestre hanno riaperto in piena estate anche se le temperature suggerivano diversamente e, più di qualcuno, pur di ricominciare, ha organizzato allenamenti all’aria aperta.

 

Ora, però, con l’inizio delle scuole, tutte le attività sportive ripartono con i corsi per adulti e ragazzi e anche il mondo del tatami scalpita. Seppur con qualche preoccupazione in più. Infatti, dalla boxe al judo, dal krav maga alla kick boxing, il contatto fisico è molto più di una ipotesi, ne è l’essenza stessa. Limitarsi alle tecniche allo specchio, ai kata e al sacco, è fattibile, ma poco istruttivo e in taluni casi, persino inutile. E il sentimento dei praticanti oscilla tra il timore e l’incomprensione di quelle che appaiono norme poco sensate.

 

«Saliamo sul tatami con la mascherina e tutti disinfettati e poi? Poi ci meniamo a più non posso, viso contro viso, corpo contro corpo: alla fine della lezione, la metà del sudore che hai addosso non è nemmeno il tuo», spiega Andrea Sivieri, vice presidente della Israeli Defense System Academy. «Ho la sensazione che andrà tutto bene, finché andrà tutto bene», aggiunge, «pur rispettando tutte le norme, il rischio di contagio c’è ed è più elevato che in altri sport. Speriamo che basti seguire le regole».

 

Anche Mauro Chieregati, direttore tecnico di KravMagaVerona.net, un’altra associazione che divulga il sistema di difesa personale israeliano, è «moderatamente preoccupato». E chiarisce: «Facciamo tutto quello che ci dicono di fare e per tutelarci abbiamo inserito una procedura e un nuovo modulo Covid da compilare: è una sorta di patto morale tra praticanti, in cui ci impegniamo a rispettare le regole di precauzione anche fuori dalla palestra. E speriamo che basti». E conclude: «Se le regole sembrano un controsenso? Sì, è chiaramente un corto circuito, mascherina fino all’ultimo momento e poi contatto pieno, ma credo che servano per individuare più velocemente l’eventuale focolaio, restringere il cerchio in caso di contagi».

 

Due praticanti della KravmagaVerona.net
Due praticanti della KravmagaVerona.net

 

Chi invece ha preferito mantenere le distanze cercando di evitare il più possibile il contatto è Pierino Ruga dell’omonima Accademia Pugilistica: «Per gli agonisti lavoriamo a contatto pieno ma abbiamo deciso di non portare più i ragazzi alle gare all’estero, troppi rischi. Mentre per gli amatori facciamo solo sparring simulato, niente contatto. Abbiamo avuto un calo del 60 per cento degli iscritti, un po’ per la paura del Coronavirus e un po’ perché dopo l’emergenza i portafogli di molti sono più leggeri». Preoccupazione anche tra i praticanti di kick boxing. Un istruttore che preferisce l’anonimato spiega: «Ho riaperto i corsi perché o riaprivo o non lo facevo più, ma ad essere onesti, pur seguendo tutte le ordinanze, non lo so se facciamo tutto quello che serve. Ci sono regole assurde». 

Uno dei pugili (in rosso) dell’Accademia pugilistica Ruga
Uno dei pugili (in rosso) dell’Accademia pugilistica Ruga

 

Esiste un «cortocircuito» tra obbligo mascherine e via libera al contatto anche per Roberto Granati, responsabile della Taki No Kan che divulga l’aiki ju jitsu. «Con o senza mascherina, ho idea che dovremo cominciare a convivere con questa cosa. Nessuno sport, nemmeno il tennis dove ci si scambia solo la pallina, è covid-free. Le regole hanno poco senso se si pensa a come si diffonde il virus, ma se servono a ripartire, ben venga, ci adattiamo. Certo è che abbiamo perso almeno un terzo dei praticanti». E prosegue: «Abbiamo riaperto a luglio anche i corsi con i bambini perché erano quelli che avevano più bisogno di socializzare e di muoversi. L’unico limite è la misurazione della febbre, chi vuole indossa la mascherina, ma non è obbligatoria e molti medici la sconsigliano quando si pratica attività aerobica, però qualcuno la usa». E sull’uso della mascherina aggiunge: «Qualcuno che ha chiamato per avere informazioni era contrariato dal fatto che non fosse obbligatoria, però le regole non le ho fatte io».

Roberto Granati in una tecnica di Aiki JuJisu
Roberto Granati in una tecnica di Aiki JuJisu

 

Anche nel judo, in quanto a calo delle iscrizioni, la situazione non è delle migliori.. Ne parla uno degli storici sensei di Verona, Flavio Poccobelli reponsabile della Kodokan Libertas Verona: «Ci sono delle contraddizioni nelle regole per la ripartenza dei corsi, abbiamo diviso il tatami in riquadri di due metri per due dove i praticanti si allenano singolarmente, poi però con il via libera della Regione abbiamo ripreso anche gli allenamenti in coppia. In principio cercavamo di mantenere le stesse coppie ma ora è possibile anche lo scambio degli “uke“». E sulla pulizia precisa: «Anche noi abbiamo investito molto sui prodotti per la sanificazione e la pulizia, abbiamo ridisegnato l’area degli spogliatoi e le docce e ci auguriamo che vada tutto bene». Poccobelli sottolinea: «Viviamo con preoccupazione questa ripartenza, da una parte siamo felici e speranzosi, dopo sette mesi di stop, riprendere gli allenamenti è una boccata d’ossigeno per l’associazione e per il nostro corpo, dall’altra abbiamo dovuto in tutta onestà riconoscere un bonus agli iscritti che avevano già pagato le quote e ci auguriamo di non dover sospendere di nuovo l’attività».

Judoka in allenamento  con il sensei Flavio Poccobelli
Judoka in allenamento con il sensei Flavio Poccobelli

 

Giorgia Cozzolino