DIPLOMATI DA PODIO

Studenti veronesi, record di 100 e lode

Dopo l’esame: studenti davanti al liceo scientifico Messedaglia il mese scorso dopo l’esame di maturità
Dopo l’esame: studenti davanti al liceo scientifico Messedaglia il mese scorso dopo l’esame di maturità
Dopo l’esame: studenti davanti al liceo scientifico Messedaglia il mese scorso dopo l’esame di maturità
Dopo l’esame: studenti davanti al liceo scientifico Messedaglia il mese scorso dopo l’esame di maturità

Sono veronesi i «bravissimi» del Veneto. È la nostra, infatti, la provincia che registra il maggior numero di studenti diplomati con il voto più alto a cui si può aspirare alla Maturità, il 100 e lode. Quest’anno lo hanno ottenuto 209 ragazzi e ragazze, pari al 2,9 per cento del totale dei diplomati. Nel 2020 erano stati 171, una trentina in meno, pari al 2,7 per cento; meglio di noi aveva fatto solo Belluno, che ora è in seconda posizione (con il 2,74 per cento di lodi), davanti a Vicenza (2,02 per cento), Treviso (1,99), Venezia (1,88), Padova (1,44) e Rovigo (1,42).

 

Sul podio I dati sugli esiti degli esami di Stato «light» conclusivi del secondo ciclo premiano gli studenti veronesi con un + 0,2 per cento di pieni voti rispetto a un anno fa, quando l’esame era già composto da una prova unica, il maxi orale. Ma è rispetto alla Maturità pre Covid che i numeri sono più impressionanti: dal 2019 le lodi sono quasi raddoppiate (erano state 109) a fronte di un contingente di candidati che si è ridotto solo di poche unità. La Maturità dell’era Covid è più facile? Gli addetti ai lavori sostengono di no. «Il colloquio poteva avere una valutazione massima di 40 punti, mentre i crediti dell’ultimo triennio di studi, se conseguiti per intero, potevano arrivare fino a un massimo di 60. E questa rimodulazione dei criteri ha spostato la curva a favore di valutazioni più alte», spiega Laura Donà, coordinatrice del corpo ispettivo dell’Ufficio scolastico regionale e componente, con la dirigente scolastica Mariapaola Ceccato, del nucleo di supporto agli esami di Stato che ha vigilato sullo svolgimento delle prove a Verona e ha elaborato i dati forniti dal ministero dell’Istruzione.

 

Commissioni Tuttavia «la combinazione tra l’assenza di prove scritte e la presenza di commissioni formate da docenti interni, a eccezione del presidente, ha generato un esame senz’altro meno complesso da affrontare», afferma Donà. Tanto è vero che «nelle relazioni finali compilate dai presidenti di commissione (una novità introdotta quest’anno) alla domanda riguardante le proposte migliorative per l’esame di Stato del prossimo anno, la maggioranza ha risposto suggerendo di ripristinare la formula pre pandemia, con due prove scritte e un colloquio che, assieme, possono valere fino a 60 punti e con le commissioni composte per metà da professori interni e per metà da esterni». Il motivo? «Si tratta di una modalità ritenuta più equa e completa per verificare le competenze degli studenti». Nel complesso, i maturandi veronesi del 2021 hanno fatto un’ottima figura. Ad esempio, i diplomati con il 100 sono schizzati al 12,5 per cento (in termini assoluti si tratta di 898 ragazze e ragazzi, contro i 603 di un anno fa) e il 14,8 per cento di loro ha ottenuto un risultato di fascia alta, dal 91 al 99. Allargando ulteriormente lo sguardo, la situazione non cambia: più di tre diplomati su dieci, per la precisione il 31,4 per cento, dunque la maggioranza, si collocano nella fascia di valutazione medio-alta, che va dal 76 al 90. Di conseguenza, si assottigliano le valutazioni più basse: il 30,5 per cento dei candidati ha ottenuto un voto dal 61 al 75, mentre solo il 4,3 per cento si è diplomato con il voto minimo, 60.

 

Bocciature Una ulteriore riprova del tasso di successo all’esame è determinata dal numero di studenti che hanno fatto un percorso pressoché netto. Praticamente tutti i candidati sono entrati a scuola per sostenere il maxi-orale e sono usciti con il diploma in mano. Con solo 12 bocciati (lo 0,17 per cento) la quota di quanti hanno affrontato e superato la Maturità è la più alta di sempre. Un anno fa i bocciati furono più del doppio, 30, ma la differenza è determinata dal fatto che quest’anno è stato reintrodotto l’istituto della non ammissione all’esame di Stato, mentre nel 2020, in piena emergenza Covid, tutti i candidati furono ammessi.

 

Prove Invalsi Tanto di cappello ai ragazzi e alle ragazze veronesi. Tuttavia, se inseriti in un contesto più ampio, gli esiti del loro esame di Stato invitano a una riflessione, poiché sembrano «rovesciare» quelli delle prove Invalsi, secondo le quali quattro studenti veneti su dieci sono usciti dalla quinta superiore senza aver raggiunto i livelli minimi accettabili in italiano e tre su dieci senza averli raggiunti in matematica. Stiamo parlando, certo, di due rilevazioni diverse – e per l’Invalsi, che fra l’altro è un test standardizzato, mancano i parziali provincia per provincia – ma forse solo con il ritorno alla didattica in presenza si riuscirà a chiarire questo paradosso.

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Laura Perina

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