Sostanze industriali
usate per abbigliamento
detersivi e vernici

La sostanza perfluoroalchilica (Pfos) trovata nel pozzo di approvvigionamento di acqua nella zona Stadio fa parte della famiglia dei Pfas di cui si parla da tempo per l’allarme al confine tra Vicenza e Verona che coinvolge decine di migliaia di residenti della zona.

Le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) sono composti organici, come spiega una relazione del ministero dell’Ambiente, formati da una catena alchilica di lunghezza variabile totalmente fluorurata e da un gruppo funzionale idrofilico, generalmente un acido carbossilico o solfonico. Le molecole più utilizzate e studiate di questa famiglia sono l’acido perfluoroottanoico (Pfoa) e l’acido perfluoroottansolfonico (Pfos). Si tratta di sostanze utilizzate in campo chimico e industriale repellenti all’acqua e ai grassi e che le rendono molto utili in un ampio campo di applicazioni industriali e prodotti di largo consumo. I Pfas sono stati utilizzati a partire dagli anni Cinquanta come emulsionanti e tensioattivi in prodotti per la pulizia, nella formulazione di insetticidi, rivestimenti protettivi, schiume antincendio e vernici. Sono impiegati anche nella produzione di capi di abbigliamento impermeabili, in prodotti per stampanti, pellicole fotografiche e superfici murarie, in materiali per la microelettronica.

I composti perfluoroalchilici vengono usati inoltre nei rivestimenti dei contenitori per il cibo, come ad esempio quelli dei fast food o nei cartoni delle pizze d’asporto, nella produzione del Teflon dalle proprietà antiaderenti e del Gore-Tex. Come conseguenza della estensiva produzione e uso dei Pfas e delle loro peculiari caratteristiche fisico-chimiche, questi composti sono stati spesso rilevati in concentrazioni significative nell’ambiente e in organismi viventi e negli esseri umani.

Nell'estate del 2013, in seguito ad una campagna di controllo promossa dall'Unione Europea, è stato riscontrato un inquinamento da Pfas delle acque sia di falda che superficiali in un'ampia area fra le provincie di Verona, Vicenza e Padova. Secondo indagini dell'Arpav, la fonte primaria dei Pfas è un'industria chimica di Trissino, nel Vicentino, attiva da circa 30 anni, che ora si chiama Miteni. La ditta recentemente ha affermato che i Pfas vengono utilizzati anche da altre aziende vicentine. La Regione ha avviato, con l'Istituto superiore di sanità e l'Organizzazione mondiale della sanità, un biomonitoraggio nei territori delle aziende sanitarie 5 e 6, entrambe nel Vicentino, in seguito al quale è emerso che nell'Ovest della provincia berica i Pfas sono presenti nel sangue delle persone. Un fatto che può aumentare i rischi di malattie cardio-vascolari, tiroidee e alcuni tipi di tumore.

Gli assessori regionali hanno escluso ovviamente che il caso rilevato in città possa essere collegato con la realtà di Trissino, però è chiaro che l’origine del problema può essere di natura industriale.

Nella zona rossa interessata dal problema vicentino, la Regione ha deciso di avviare uno screening sullo stato di salute delle persone che riguarderà, con misure variabili, 250mila cittadini, di cui 72mila veronesi. I Pfas, se assunti, sono tossici e restano a lungo nel corpo umano.

I Comuni coinvolti nella provincia di Verona sono 13 e vanno dal Colognese al Legnaghese.

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