Caso di stalking

Si innamora di una prostituta e crea 200 profili social falsi per molestarla

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Un uomo ha creato centinaia di profili Facebook fittizi per molestare una prostituta
Un uomo ha creato centinaia di profili Facebook fittizi per molestare una prostituta
Un uomo ha creato centinaia di profili Facebook fittizi per molestare una prostituta
Un uomo ha creato centinaia di profili Facebook fittizi per molestare una prostituta

Si era “infatuato“ di una prostituta. Forse aveva anche pensato di poterne diventare il protettore. Ma quando la donna ha chiarito che per lei non c’era alcun coinvolgimento sentimentale, ha iniziato prima a «bombardarla» di messaggi sul cellulare e poi, una volta che lei ha bloccato il numero, ha creato fino a 200 profili fittizi su Facebook per raggiungerla a tutti i costi: «Ti troverò ovunque. Ti lascio senza casa. Lavoro. Famiglia e paese. La tua nazione è cenere e polvere», il tenore dei messaggi.

Infine, ha iniziato a minacciare di morte lei e la sua coinquilina presentandosi sotto casa con un martello, un cacciavite e una forbice chirurgica. Ieri il Gip Raffaele Ferraro, sulla base della denuncia dettagliata delle due donne e dei gravi indizi di colpevolezza, ha applicato nei confronti dell’uomo, C.E., moldavo di 31 anni residente nel Vicentino, indagato per stalking e minacce (con l’aggravante di aver commesso il fatto anche con strumenti telematici) la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla donna, rumena, e alla sua coinquilina, con l’ulteriore divieto di comunicare con qualsiasi mezzo, anche telematico, con loro.

 

Tutto comincia, come lei stessa ha raccontato hai poliziotti che hanno raccolto la denuncia, nel marzo di quest’anno, quando il moldavo, che aveva conosciuto un anno e mezzo prima come “cliente“, comincia a dimostrare un’ossessione crescente nei suoi confronti. Di fronte al chiarimento della donna, che specifica da subito di non avere nei suoi confronti alcun interesse sentimentale, mentre lei si trova per un periodo in Romania inizia a molestarla: le manda messaggi pesanti, le chiede con insistenza di richiamarlo, non smette nemmeno di fronte alle continue richieste della donna di essere lasciata in pace. Lei blocca l’utenza telefonica, ma l’uomo la cerca su Facebook e inizia a inviarle messaggi in serie anche sui social. Lei lo blocca anche lì, lui ancora non si scoraggia e arriva a creare fino a 200 profili fittizi per poterle parlare: le chiede dove si trovi, vuole insistentemente sue fotografie. E di fronte ai suoi rifiuti, cominciano le minacce.

 

Le promette che rivelerà ai suoi familiari il suo lavoro qui in Italia, che la farà ammazzare dalla mafia russa. Giorno e notte si piazza sotto casa di lei, le citofona di continuo. In un’occasione si presenta anche in Strada Bresciana, dove lei sta lavorando. La importuna al punto che la donna è costretta a utilizzare lo spray urticante e a far intervenire le forze dell’ordine. Il martello e il cacciavite La donna è terrorizzata da questa escalation di aggressività, vive perennemente con la paura che lui si ripresenti finché, lo scorso 22 giugno, lui lo fa e stavolta supera ogni limite. Si reca più volte a casa sua nella stessa notte: è in preda ai fumi dell’alcol, pretende di entrare, inveisce contro di lei e la sua coinquilina, le minaccia entrambe di morte. Stavolta brandisce persino un martello.

La polizia, nel giro di poche ore, è costretta a intervenire quattro volte con una pattuglia e gli trova nello zaino un martello, un cacciavite e una forbice chirurgica. Ma lui resta «sordo agli ammonimenti della polizia giudiziaria» e continua «nel suo atteggiamento persecutorio verso la ragazza e l’amica», tanto che, ai primi di luglio, arriva a chiederle denaro per restare in Italia. L’ordinanza del Gip Una sequenza di condotte della stessa specie che ha indotto il Gip a emettere l’ordinanza di custodia cautelare: il moldavo non potrà avvicinarsi alla vittima e alla sua coinquilina e ai luoghi da loro frequentati. Il giudice ha anche avvertito espressamente l’indagato che in caso di trasgressione potrà essere applicata una misura più restrittiva, tra cui la custodia cautelare in carcere.

Elisa Pasetto