Santa Maria in Stelle

Sezano, la protesta contro gli sbancamenti: «Come è stato possibile consentirli?»

La manifestazione di Sezano (foto Perbellini)
La manifestazione di Sezano (foto Perbellini)
Manifestazione Sezano (Perbellini)

Grande partecipazione alla manifestazione di Santa Maria in Stelle, più di un migliaio in difesa del territorio contro l’eccessivo, esagerato, sfruttamento del suolo a favore della viticoltura.

La scintilla che ha accesso la miccia, il disboscamento sul Monte Cucco a Sezano e la successiva realizzazione di due capannoni in cemento a ridosso delle antiche mura del monastero degli stimmatini del 1500 (la sua costruzione risale addirittura all’800 D.C.).

 

Manifestazione a Sezano (foto Perbellini)

 

E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha chiamato a raccolta le associazioni, almeno una cinquantina, per chiedere alla politica di smettere di concedere autorizzazioni per la realizzazione di vigneti. Vale in Valpantena, ma il discorso si può applicare a tutta la realtà veronese.

«Ma il discorso, infine, è anche più ampio, ha anche anche fare con la casa comune, come la chiama Papa Francesco, e il nostro futuro. Non può essere tutto ridotto a una mera questione economica e di profitto», dice padre Silvano del monastero. Perché il paesaggio, il bosco, dicono le associazioni, ha un suo valore intrinseco, altrettanto prezioso, al di là dello sfruttamento a fini utilitaristici. Nella fattispecie, rispetto alle autorizzazioni concesse per la realizzazione degli sbancamenti e per la successiva realizzazione di due immensi capannoni di cemento, ci si domanda, a livello di autorizzazioni, come sia stato possibile considerato che si tratta di una zona di particolare pregio e protetta.

«Zone», dice la legge, «di non comune bellezza sia per la singolarità dell’aspetto vegetazionale e faunistico sia per la presenza di antiche contrade medioevali, di notevoli costruzioni rurali e di bellissime ville cinquecentesche».

 

Leggi anche
Costruzioni e sbancamenti a Sezano, gli stimmatini: «Così non si mettono le basi per il futuro»

 

 

Scrive Giorgio Massignan, di Verona Polis (assente perché in quarantena, ma ha lasciato il suo intervento): «La manifestazione di oggi non è solo una protesta, ma soprattutto un auspicio affinché il territorio inizi ad essere considerato un fattore determinante per la vita nel nostro pianeta e non solo una fonte di speculazione e di guadagno. E’ importante perché non si tratta della tutela del proprio interesse particolare, dell’attenzione al proprio giardino, ma della difesa di un giardino che non appartiene ai singoli, ma alla comunità. E’ importante perché, nonostante le autorizzazioni burocratiche sanciscano la legalità dello sbancamento della collina e della costruzione dei capannoni, i partecipanti chiedono che, in futuro, non siano perpetrati altri scempi contro l’ambiente e il paesaggio».

Indice puntato anche contro la Soprintendenza che ha dato il benestare, consapevoli però che l’istituzione, a corto di personale, deve fare i conti con una legge, quella del silenzio assenso, che permette di intervenire qualora l’organismo non si esprima nel termine di 60 giorni. Arco di tempo a volte non sufficiente a sbrigare le pratiche

Tra le associazioni che hanno partecipato: Bene Comune, Legambiente, Wwf, Asma, Verona Polis, Isde, Medici per l’ambiente, Mamme no Pfas, Comitato fossi Montorio, Gaspolicella

Marzio Perbellini

Suggerimenti