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25.03.2020

Scuole paritarie,
la Fism: «Ridurre
le rette del 65%»

Rette ridotte del 65 per cento per le scuole dell’infanzia e i nidi integrati paritari fino alla fine dell’emergenza coronavirus.

 

E’ la risposta di Fism Verona, la federazione che riunisce tra città e provincia le materne e i nidi di ispirazione cattolica, alle difficoltà sorte per le famiglie dopo che già dal mese di marzo il governo ha imposto la chiusura delle scuole per evitare la diffusione del contagio.

 

«Nella nostra precedente comunicazione agli istituti associati avevamo indicato che era opportuno sollecitare i genitori al pagamento integrale della retta del mese di marzo, a fronte di una compensazione da ipotizzare a fine anno scolastico», spiega il presidente di Fism Verona. «La prospettiva odierna non sembra la riapertura a breve dell’attività scolastica e dei servizi educativi. Tuttavia, grazie alla possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali recentemente concessa anche alle nostre scuole, ci sentiamo di proporre tale decurtazione (in sintonia con Fism nazionale e Fism regionale), chiedendo dunque alle famiglie il pagamento del 35 per cento della retta, per il mese di marzo e per quelli successivi, fino alla fine della crisi. Sarà poi l’organo amministrativo di ciascuna scuola a valutare attentamente la sostenibilità economica di questa decisione».

 

Che non sia possibile l’azzeramento totale del contributo mensile, spiega la Federazione - che nel Veronese associa 178 istituti che coprono il 70 per cento del servizio educativo e formativo nella fascia d’età tra zero e sei anni - dipende dai costi fissi che rimangono comunque a carico delle scuole.

 

L’accesso agli ammortizzatori sociali, infatti, non azzera il costo del personale, restando in carico alle scuole (come per ogni datore di lavoro) gli oneri contributivi e l’anticipo dello stipendio ai lavoratori, obbligatorio con l’accesso al Fondo di integrazione salariale.

 

«Inoltre le nostre scuole sono gestite al 99 per cento da associazioni dei genitori, che non sono dunque meri fruitori del servizio ma a tutti gli effetti compartecipi della gestione, tanto che vengono chiamati in assemblea all’approvazione del bilancio con le scelte economiche che ne conseguono», sottolinea Brentegani.

 

«Senza contare che nel Veronese le scuole Fism hanno risposto in modo propositivo e dinamico alla sospensione delle consuete attività didattiche: per mantenere vivo e vitale il rapporto tra insegnanti e alunni abbiamo attivato un canale Telegram su cui le maestre postano ogni giorno decine di video con attività per i bimbi di nidi e materne».

 

Non vi è dubbio che l’emergenza coronavirus stia già causando gravi danni economici e finanziari anche alle scuole paritarie, che si finanziano in larga misura con i contributi pagati dai genitori e che, come enti no profit, per sopravvivere devono garantire il pareggio di bilancio: Fism Verona ha registrato nelle scuole aderenti un milione di euro di mancati incassi solo nel mese di marzo.

 

«Confidiamo che chiedere alle famiglie, in questa congiuntura così critica, il pagamento del solo 35 per cento del contributo mensile, possa andare incontro alle esigenze di tutti: dei genitori in difficoltà perché a casa, beneficiari dei soli ammortizzatori sociali come le nostre dipendenti, o con il timore di perdere il lavoro, e delle scuole, che devono essere messe in condizione di proseguire il servizio per le famiglie stesse quando l’emergenza sarà finita».

 

A chi ha già versato tutta o in parte la retta di marzo, andrà dunque scomputato dai mesi successivi l’esubero rispetto al 35 per cento. Intanto Fism Verona verificherà con le organizzazioni sindacali l’ipotesi di un’apertura straordinaria dell’offerta educativa e scolastica anche per il periodo estivo.

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