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21.01.2020

Scontrino telematico, negozi in crisi

Un commerciante emette uno scontrino fiscale: ora bisogna trasmetterlo per via telematica all’Agenzia delle Entrate entro 12 giorni
Un commerciante emette uno scontrino fiscale: ora bisogna trasmetterlo per via telematica all’Agenzia delle Entrate entro 12 giorni

Vetrine spente, saracinesche abbassate, quartieri di Verona e borghi in provincia sguarniti dei punti di vendita di vicinato. È l’eredità della crisi, abbinata agli effetti generati dalla diffusione dei centri dello shopping e dal boom delle vendite online. Ma il collasso del commercio, soprattutto nei centri urbani, rischia di diventare irreversibile da quest’anno. L’entrata in vigore dal 2 gennaio dell’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, cioè di scontrini e ricevute fiscali, all'Agenzia delle Entrate, entro 12 giorni dall'incasso (attraverso dispositivi che costano fino a 700 euro per impresa) e l’arrivo dal prossimo luglio della «lotteria degli scontrini» aggiungono adempimenti e oneri in capo alle imprese, già in difficoltà. Confcommercio scaligera, per prima in Italia, prende l’iniziativa e denuncia la situazione. E ieri Paolo Arena ha riunito i rappresentanti di categoria per fare il punto. «Ci stanno spegnendo» è lo slogan della mattina, introdotta da un video: la pianta secca, le foglie che cadono sono metafora di un comparto allo stremo. «La legge di bilancio insiste con i tagli ai Comuni, costretti ad aumentare la tassazione locale, incrementa gli adempimenti burocratici e il prelievo fiscale ai danni delle attività economiche, non contiene a nostro avviso interventi per arginare la crisi dei consumi. Ecco allora che gridiamo il nostro allarme e chiediamo al Governo di cambiare passo, sostenendo le nostre imprese», incalza Arena. «Anche Verona, come tutto il Nordest, comincia a mostrare difficoltà». A parlare di numeri è Paolo Tosi, vicepresidente dell’associazione di categoria e della Camera di Commercio. «Le attività del terziario sono la spina dorsale del sistema economico italiano. Danno lavoro a oltre il 70% degli addetti a livello nazionale e al 66,8% a Verona. Ma anche in provincia il comparto arranca. Le difficoltà si concentrano nel commercio. Nel 2018 negozi, store e punti vendita erano 18.744, in perdita di 182 esercizi rispetto all’anno precedente (-1%)», dice. In controtendenza, invece, le aziende di alloggio e ristorazione a 6.293 unità (+0,7%), di servizi alle imprese, a quota 17.826 (+1,9%) e di servizi alla persona, a 5.750 (+2,2%). «Da decenni le nostre piccole attività sono sotto tiro», dice il dg dell’organizzazione, Nicola Dal Dosso. «Dal 1983 con l’entrata in vigore dell’obbligo di registratore di cassa e di rilascio dello scontrino fiscale che ha provocato la chiusura di mille attività, al 2012 con la liberalizzazione degli orari di apertura, prevista dal Salva Italia di Monti e rimasto un unicum in Europa, si è passati alla cancellazione delle licenze per 14 settori merceologici, contenuta nel Decreto Bersani. Poi l’obbligo di Pos fino alle novità di quest’anno». Risultato? «Secondo il Rapporto Paying taxes 2020 di Banca mondiale e Pwc, l’Italia è schiacciata dal peso fiscale e dagli oneri burocratici connessi, che bruciano 238 ore di lavoro (161 è la media europea). Meglio, nella classifica, persino il Mozambico», conclude. •

Valeria Zanetti
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