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12.02.2020

Sboarina: «Test
antidroga a scuola?
Ora dico "sì"»

«Sono d’accordo. Ora che è stato chiarito, rispetto alla bozza iniziale, che ci sarà la presa in carico da parte dei servizi sanitari dei ragazzi che risultassero positivi, non posso che essere favorevole al Drug Test nelle scuole, anzi, come amministratore della città e anche come genitore faccio un appello: mi auguro che il Protocollo sanitario disposto dal Dipartimento delle Dipendenze dell’Ulss 9 sia da tutti valutato come un aiuto nella battaglia alla droga, uno strumento “in più“ offerto in primis alle famiglie, e poi alla collettività, a tutela della salute dei nostri giovani».

 

Il sindaco Sboarina rompe il silenzio ed interviene, dopo che l’hanno fatto docenti, presidi, medici e politici «pro» e «contro», sulla querelle scoppiata in queste settimane a Verona: benedice il progetto, «sperando che le polemiche finiscano e si inizi a lavorare».

 

Ma proprio lei, sindaco, dentro al Palazzo, ha assessori e consiglieri contrari ai test. Vi siete parlati? Certo e posso dire che le perplessità iniziali dell’assessore al sociale Bertacco e della consigliera Adami, ora sono rientrate. C’è stato un equivoco di fondo: in Comune era arrivata una bozza non definitiva del documento, secondo noi mancava tutta la parte riguardante il sostegno sanitario post-esame, per cui lì sono scattate le grandi domande: non era chiaro, in sintesi, che fine avrebbero fatto gli studenti “positivi“ all’uso di sostanze.

 

In realtà nel documento è spiegato che non c’è intento discriminatorio, e che saranno garantiti percorsi specialistici educativi e psicologici dal Dipartimento delle Dipendenze. È sfuggito, evidentemente, o non era scritto in maniera così diretta. Il timore era che ragazzini di 14, 15, 16 anni venissero abbandonati al dato nudo e crudo, schedati come tossici con il rischio di essere segnalati senza appello come assuntori, senza l’offerta di un percorso di cura e recupero. E a noi non andava bene. L’assessore Bertacco l’ha detto chiaramente, il rischio grosso che secondo noi si correva era la punizione fine a sè stessa, un elenco di buoni e cattivi con la lista di quelli etichettati come drogati tout court. Non è così e siamo i primi, a questo punto, a fare un passo indietro.

 

Quindi, sindaco, il Comune è a fianco del dottor Serpelloni, fautore tramite l’Ulss 9 del Protocollo insieme al Punto Ascolto del Provveditorato? Di fronte a un intervento sanitario come è il Drug Test, la cui natura giuridica è normata dal dpr 309/90, come ha anche ricordato la dottoressa Augusta Celada (direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, ndr), l’amministrazione comunale non può certo opporsi. Per essere ancora più esplicito, il Comune non ha firmato il Protocollo perchè non è ente autorizzato a farlo, non è chiamato in gioco, non è mestiere suo: si tratta di una attività di sanità pubblica in capo alla Regione, titolare esclusiva per tutto ciò che riguarda la materia. Questo dovrebbe di per sè dipanare le idee ai contrari. Sarebbe quindi auspicabile che a Venezia istituissero un tavolo con gli addetti ai lavori e decidessero la linea da adottare in tutte le province, non solo qui a Verona.

 

I presidi temono l’effetto negativo per i loro istituti: dicono che non è tutelata la privacy dei dati, con la perdita di attrattività delle loro scuole. È un altro degli aspetti che poteva lasciare perplessi ma anche questa eventualità è scartata a priori: il Protocollo chiarisce che gli eventuali casi positivi saranno comunicati solo ai genitori e ai ragazzi. Il preside non ne verrà mai a conoscenza. Sarà un “affare“ esclusivo tra Ulss e studente. L’iter è semplice: l’Ulss propone lo screening alle scuole, se il dirigente acconsente, si fa, a campione, sempre e solo dopo avere avuto il consenso della famiglia. Anzi, se mamma e papà acconsentono ma il figlio no, vale la sua parola, anche se minorenne. Ecco quindi che l’aspetto della volontarietà è garantito, così come quello dell’anonimato.

 

Che ruolo potrebbe avere il Comune nella filiera prevenzione-repressione-presa in carico del Drug Test? Detto che l’esame delle urine a scuola non è di nostra competenza, ricordo comunque che la linea dell’amministrazione sulla droga è quella della tolleranza zero: di fronte ad un problema che sta crescendo e che negli anni vede abbassata l’età del primo approccio alle sostanze, abbiamo deciso di mettere in campo forze e risorse dedicate esclusivamente ad affrontare il problema. La polizia locale da poco è stata rinforzata dall’unità cinofila: il cane Pico sta già lavorando con ottimi risultati. Non si può stare con le mani in mano di fronte a numeri preoccupanti: se alcuni reati a Verona sono diminuiti, sono aumentati quelli legati alla droga e allo spaccio. E da sindaco garantisco la massima concentrazione sulla piaga del traffico degli stupefacenti. Se il Drug test è uno degli strumenti messi in campo dall’autorità sanitaria nelle scuole, quello del Comune è di contrastare, con altri strumenti, il triste mercato delle sostanze che coinvolge troppi dei nostri giovani.

 

Lei è quindi un proibizionista a tutto campo o sta dalla parte di chi minimizza, ad esempio, sulla «prima canna»? Sono contrario alla droga, a tutta, anche allo spinello. Mi sento di dire però che se un giovane prova a fumare la classica «prima canna», consapevole dei rischi che corre e dei danni che comporta, solo per curiosità e la faccenda finisce lì, tenderei a non essere punitivo. Ripeto, resta comunque il mio più grande “no“ ad ogni tipo di stupefacente. Direi di più: quello che era Verona negli anni ’80, considerata una delle piazze più attive in Europa per lo spaccio e il consumo, ecco, forse è stato effetto anche della disattenzione delle istituzioni: bisogna tenere le antenne sempre alte e collaborare, tutti, dalla politica alle forze dell’ordine, dalle famiglie alle scuole, per evitare che i venditori di morte tornino ad imporsi. Guai mettere la testa sotto alla sabbia.

 

Da papà, autorizzerebbe la scuola a fare il Drug Test ai suoi figli? Certo, anzi, dirò di più: i miei bambini sono ancora piccoli ma, quando arriveranno all’adolescenza, sarò ben contento di sapere che nelle loro scuole si faranno questi controlli. Anzi, ringrazierei presidi, insegnanti e medici per essere al mio fianco nella loro educazione: dove non posso arrivare io, è rassicurante sapere che c’è una squadra che lavora per il benessere dei miei figli. E’ una opportunità non un castigo. In classe non si studia solo ma si affronta anche la realtà di tutti i giorni, parlando ai ragazzi dei pericoli reali della vita, educandoli, facendo sensibilizzazione e anche test di questo tipo. Per aiutarli, per prenderli per tempo, per fare tutti insieme quadrato attorno a chi si è messo in pericolo e, forse, non sa quanto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Camilla Ferro
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