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02.12.2019

Rivoluzione frequenze tv:
«Una stangata sulle famiglie»

Un televisore
Un televisore

La tecnologia non va fermata. Purché non diventi una ulteriore gabella per le famiglie. E, secondo Confesercenti Verona e Adiconsum, rischia proprio di diventare un nuovo macigno l’obbligo di cambiare, entro il primo luglio 2022, la modalità tecnica con la quale viene ricevuto il segnale di film, programmi e via dicendo. Un po' come accaduto dieci anni fa nel passaggio dall'analogico al digitale, bisognerà metter mano ai televisori, sostituendoli oppure dotandosi di un decoder, per non perdere il segnale. Questo perché tutti i canali dovranno migrare su nuove frequenze.

 

Questa transizione, che sarà progressiva e inizierà nel 2020, garantirà una migliore copertura per smartphone e tablet e una migliore qualità visiva e sonora per le tv, oltre a contenuti in alta e altissima definizione. Serviranno apparecchi Dvb T2, la cui vendita è obbligatoria dal gennaio 2017, oppure un decoder con nuovo digitale terreste 2.0. Chi ha un apparecchio antecedente, acquistato tre o più anni fa, corre il forte rischio di doverlo cambiare e di sobbarcarsi una spesa aggiuntiva. Ccommenta Davide Cecchinato, presidente di Adiconsum Verona: «si tratta di un’ulteriore spesa che va a gravare sulle famiglie, che non avranno scelta e dovranno adattarsi alle nuove tecnologie. Chi ci guadagna da questo passaggio dovrebbe farsi carico dell’adattamento tecnologico, in alternativa servirebbe un bonus destinato a tutti, non solo a chi ha un Isee basso».

F.L.
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