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12.07.2019

Ripreso durante furto, trovato al bar

Il fermo immagine che ha portato alla denuncia per furto di un pregiudicato albanese
Il fermo immagine che ha portato alla denuncia per furto di un pregiudicato albanese

Una foto in bianco e nero. Un fermo immagine dalle telecamere posizionate nelle stanze di casa. Ancora una volta gli occhi elettronici che riprendono scene di ordinarie violazioni di domicilio in Valpantena. Il video postato su Facebook in uno dei gruppi chiusi che si sono creati negli anni a tutela, nell’estremo tentativo di difesa. Una foto consegnata anche ai carabinieri quando i proprietari dell’abitazione hanno sporto denuncia per furto. Ed è così che qualche giorno dopo i militari, che stavano pattugliando la zona di San Michele, e controllando i locali pubblici di solito frequentati da persone con precedenti penali hanno individuato i due che erano stati ripresi. Nessun dubbio che fossero loro quelli delle immagini nell’abitazione. Si tratta di due albanesi. I loro tatuaggi, meglio delle impronte digitali, che per altro non avevano lasciato. Sono stati quelli a «firmare» la denuncia per furto dei due albanesi, pluripregiudicati. Per ora restano liberi, seppure con un’altra denuncia nel palmares. Sempre più spesso le telecamere aiutano nelle indagini. Non soltanto in quella di furto, anche in caso di incidenti stradali. Non a caso, qualche giorno fa, durante la conferenza stampa sul bilancio semestrale degli incidenti stradali, il comandante della polizia Locale, Luigi Altamura aveva lanciato un appello a tutti i cittadini che posizionano telecamere esterne: «Segnalatecele così possiamo fare una mappatura ed eventualmente chiedervi i filmati in caso di necessità». La questione se è possibile divulgare sui social network le foto di ladri o autori di reato in genere è controversa. La legge sul diritto d'autore prevede una deroga espressa al consenso nel caso in cui la foto sia diffusa per esigenze di giustizia o di polizia (articolo 97 legge 633 del 1941). La stessa deroga non è prevista, però, dal testo unico in materia di privacy, che prevede che la diffusione può essere effettuata soltanto dagli inquirenti sempre per finalità di giustizia. In mancanza di un coordinamento tra norme, la soluzione preferibile è quella di effettuare le riprese, anche con smartphone, e consegnare tutto alla polizia o ai carabinieri, allegando i filmati alla querela. Saranno poi gli inquirenti, con delega del pubblico ministero procedente, a decidere se divulgare o meno i video e le foto agli atti per accelerare le indagini. «Se un ladro ti entra in casa hai tutto il diritto di pubblicare la sua foto in rete», commenta l’avvocato Luigi Sancassani, noto penalista, «la prova di reato prevale sulla privacy. Auspico comunque che le vittime consegnino sempre nelle mani delle forze dell’ordine il materiale che prova il furto». Che le telecamere, anche quelle cittadine siano utili viene dimostrato ogni giorno: «La settimana scorsa abbiamo arrestato dei ladri di biciclette grazie alle telecamere», spiega il capitano Stefano Caneschi, comandante della compagnia dei carabinieri di Verona, «aggiungo anche un suggerimento, delle telecamere va fatta la manutenzione. Spesso ci troviamo davanti a immagini sgranate, che non sono utili, meglio fare manutenzione. In alcuni casi siamo arrivati in luoghi in cui era stato commesso un reato e le telecamere erano spente da anni, perchè dopo un guasto nessuno le aveva fatte riparare». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandra Vaccari
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