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21.06.2014

Rifugi aperti e il Telegrafo
fa il pieno

Escursionisti sulla vetta del monte Telegrafo a quota 2.200 metri
Escursionisti sulla vetta del monte Telegrafo a quota 2.200 metri

Rifugi, sentieri e persino alcune pareti stanno ancora pagando il «conto» di un inverno nevosissimo. Ma il «personaggio» di questa stagione estiva sarà certamente lui, l'orso del Monte Baldo. Che ormai è diventato una realtà, dopo che per ben due volte, nelle settimane scorse, è stato filmato da escursionisti che si trovavano nei paraggi del rifugio Telegrafo e lo hanno immortalato da vicino.
Ora è inequivocabile che sul Baldo l'orso c'è, e chi lo vuole vedere può salire sino ai 2200 metri di quota del rifugio Telegrafo oppure, più comodamente, può ammirarne la goffa ma simpatica andatura a balzelloni sui video postati in rete, entrambi cliccatissimi da decine di migliaia di utenti del web. Quel che è certa è una vera e propria «orsomania» che ha visto il circo glaciale doppio del Telegrafo e i dintorni del rifugio letteralmente assaliti, complice il bel tempo degli ultimi fine-settimana, da una folla variopinta di curiosi.
Folla che, inevitabilmente, ha reso l'orso baldense ancor più timido e schivo di quanto esso sia per propria natura. E quindi è di nuovo introvabile. Orso o non orso, la stagione estiva sul Baldo è iniziata ufficiosamente il 31 maggio quando il rifugio Telegrafo ha aperto i battenti al pubblico. «Solo i battenti delle finestre però», raccontano Alessandro Tenca e Cristiano Pastorello, «perché la grande quantità di neve accumulatasi d'inverno e non ancora scioltasi del tutto ci ha costretto a lavorare quasi un giorno prima di riuscire ad aprire le porte del piano terra e del retro a colpi di vanga».
Difficile poi è stato rimettere in moto la teleferica di servizio, perché i carrelli del trasporto sul terreno erano sommersi dalla neve. Per fortuna i primi giorni di giugno hanno regalato giornate calde. Questo ha consentito alla neve di sciogliersi e ha spinto molti escursionisti a cercare refrigerio in quota. «Purtroppo», commentano i gestori del rifugio, « molti di coloro che avevano prenotato il pernottamento per completare l'Alta Via del Baldo con partenza dal rifugio Altissimo hanno dovuto disdire perché nei tratti esposti a nord delle cime più alte l'eccessiva presenza di neve ha finito col rendere inaccessibile il sentiero a chi non era attrezzato e preparato alpinisticamente».
Anche per il presidente della Sezione scaligera del Club alpino italiano, Alessandro Camagna, il mite ma nevosissimo inverno è stato fonte di disagi e, soprattutto, di spese. «Finalmente ci lasciamo alle spalle un inverno strano e difficile», dice Camagna, «che ha provocato ovunque danni alle strutture ricettive, ai sentieri e alla montagna in genere. Purtroppo, anche il nostro rifugio Barana al Telegrafo non è rimasto immune. Siamo comunque pronti a ripartire con una grande stagione che ci traghetterà dai festeggiamenti del 150° dalla fondazione del Club alpino italiano a quelli per i 140 anni dalla nascita della sezione di Verona, ricorrenza che cadrà il prossimo anno».
La sezione come sempre è impegnata su molteplici fronti dai tradizionali corsi proposti dalla scuola di alpinismo Priarolo a quelli per i più giovani organizzati dagli accompagnatori dell'alpinismo giovanile alle escursioni e trekking del Cai d'argento, ma il cuore dell'attività estiva è e resta l'escursionismo che anche quest'anno spazierà su tutto l'arco alpino proponendo gite di diverse difficoltà e impegno fino ai 3.436 metri del Collalto.
«In collaborazione con i ragazzi di Equipenatura, gestori del Telegrafo che sono armati di una volontà di far bene che definirei addirittura fuori dal comune», prosegue Camagna, «abbiamo deciso di rimettere in calendario, a partire da quest'anno, i festeggiamenti per il compleanno del rifugio. La riteniamo infatti un'occasione d'oro per ritrovarci tutti, soci del Cai, gestori e appassionati di montagna, nel nostro rifugio sulla nostra montagna più bella e più cara».
Come il Baldo anche il Gruppo del Carega e i suoi rifugi hanno dovuto fare i conti con un inverno nevosissimo. «Alcuni rilievi nivo-pluviometrici», riferisce Romeo Cappelletti, proprietario del popolarissimo rifugio Pertica in alta Val d'Illasi, «hanno riportato accumuli di neve, fra qui, Campobrun e le cime più alte, sino a 12-13 metri. Sembra un'esagerazione ma, per quello che ho visto e, soprattutto, che ho spalato, mi sento di confermare il dato! Ora per fortuna la neve se ne sta andando definitivamente e il bel tempo delle ultime settimane ci ha portato una gran folla di appassionati. E noi siamo sempre qui ad accoglierli al meglio».
Il Pertica è aperto già da tre settimane, mentre l'apertura dello Scalorbi e del Fraccaroli è prevista in questo fine settimana. Allo Scalorbi stanno facendo alcuni lavori, mentre il Fraccaroli è ancora ben corazzato di neve. Tuttavia l'agibilità di entrambi è garantita al 100 per cento per tutta la stagione. Anche le ferrate sono state controllate: la «Campalani» è a posto e sulla «Biasin» i tecnici inviati dalla Provincia autonoma di Trento (non dimentichiamo che per poche decine di metri il passo Pertica e la conca di Campobrun con le cime attorno sono territorio trentino anche se, di fatto, i luoghi sono frequentati soprattutto da escursionisti veronesi e vicentini) hanno consolidato un grosso blocco che rischiava di precipitare.
«Off limits» invece, almeno per qualche settimana ancora, il sentiero «Pojesi». Larghe macchie di neve allignano ancora nei valloni più alti e in diversi canali che intersecano il percorso. Al momento, quindi, la sua frequentazione è assolutamente da evitare, come d'altronde recitano alcune segnalazioni poste all'inizio del tratto attrezzato. Ma è solo questione di pazientare un po'. Nel frattempo la montagna può offrire, nella sua veste primaverile, una messe straordinaria di percorsi di ogni genere assolutamente privi di difficoltà ma di grande interesse panoramico ed ambientale.

Eugenio Cipriani
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