Europei e Delta tra le cause

Ressa in fiera per i tamponi: la media schizza da 30 a 800 al giorno

Coda per i tamponi in Fiera a Verona (Marchiori)
Coda per i tamponi in Fiera a Verona (Marchiori)
Coda per i tamponi in Fiera a Verona (Marchiori)
Coda per i tamponi in Fiera a Verona (Marchiori)

Oltre due ore e mezza di attesa per un tampone e fino a 800 accessi giornalieri nella sola fiera. Numeri dettati dalla nuova impennata di contagi, come pure dalla necessità di certificazioni valide per partecipare a matrimoni o salire su traghetti e andare in vacanza. I cinque centri tampone del territorio gestiti dall'Ulss9 scaligera tornano a riempirsi.

 

In particolare la ressa si registra in città, dove ieri mattina chi si è messo in fila alle 8 (solo un'ora dopo l'apertura del padiglione fieristico) non è riuscito a procedere al test prima delle 10.30.

 

«Il boom è scoppiato a metà luglio, fino ad allora avevamo tra i 30 e i 50 ingressi giornalieri», dice il coordinatore dei centri tampone delle unità Covid dell'Ulss9 Scaligera, Alessandro Ortombina. «Stiamo facendo orario continuato, con 10 nuovi operatori, e abbiamo introdotto pure l'apertura domenicale. L'invito è di utilizzare anche le altre sedi e di non concentrare la corsa ai tamponi solo in città e negli stessi orari, come quello delle 17 all'uscita dal lavoro. Ogni giorno sono sul campo un centinaio di operatori, sia dell'Ulss che assunti per l'emergenza da società interinali, distribuiti tra la fiera e Bussolengo, San Bonifacio, Legnago e Malcesine. Stiamo correndo ai ripari, in attesa del prossimo picco».

 

La causa di tanti incrementi? «Da un lato la presenza di più europei ha comportato il contatto con un maggior numero di positivi, specie nella fascia giovane, tra i 20 e i 30 anni, complice anche lo stop all'obbligo della mascherina all'aperto», spiega Ortombina. «Dall'altro i vacanzieri o chi può finalmente partecipare a cerimonie prima sospese, necessita del tampone, se non ha già fatto il vaccino. Ora i più colpiti sono i giovani, ma in caso la variante arrivasse alle categorie più avanti con gli anni o fragili torneremo a fare i conti con i ricoveri e le terapie intensive».

 

Intanto al centro tamponi si stanno riprogrammando orari di lavoro e numero del personale addetto. «Siamo ben rodati e da febbraio l'unità operativa riesce a rimodularsi a seconda delle onde di pandemia. Lo zoccolo duro dell'unità Diagnostica Covid arriva, su base volontaria, a eseguire turni di 12 ore di lavoro», riferisce il coordinatore.

 

«Stiamo ragionando sul potenziamento per diminuire al massimo le attese degli utenti a cui chiediamo di darci una mano, privilegiando gli orari di minore affluenza, come il pranzo e rivolgendosi a centri diversi da quello di Verona e Bussolengo, quando possibile. Al momento stiamo rispettando le 72 ore di attesa per la risposta ai molecolari, ma la variante Delta si sta facendo strada e ognuno deve fare la sua parte per evitare un nuovo collasso e tutelare la comunità, specie con i vaccini».

Chiara Bazzanella

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