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12.12.2019

Rapina in villa,
ci sono le prove:
preso un bandito

Che quell’uomo, un 27enne albanese, fermato un mese dopo la rapina del 25 luglio nella casa della coppia residente in via IV Ponte non dovesse essere soltanto il ricettatore, ma uno dei rapinatori, si è sempre sospettato. Ora le prove inconfutabili e coincidenti lo dimostrano.

 

E per lui, già in carcere, l’accusa s’è tramutata da ricettazione a rapina.  A incastrare il 27enne la prima volta era stata una vecchia auto, una Fiat Croma. Ad aggravare la sua posizione è stata un’altra auto, un’Alfa Romeo Mito, di cui lui, al momento del primo arresto aveva le chiavi in tasca. In quell’auto, trovata in un altro quartiere, erano state trovate delle fascette da elettricista come quelle utilizzate per legare i coniugi rapinati. L’auto era stata ritrovata in via Casorati in Borgo Venezia, ed era risultata rubata a Villafranca.

 

Le due auto compaiono sempre insieme durante le riprese delle telecamere. Seguendo le tracce della prima automobile, la task force messa in campo da polizia e carabinieri aveva portato all’albanese con precedenti per reati contro il patrimonio, che era stato trovato in possesso di buona parte di quella refurtiva: a casa aveva oltre due chili d’oro oltre a cinquemila euro in contanti. Il sospetto, più che fondato, era che si trattasse di oggetti provenienti da altri furti e rapine. Ora prosegue la caccia ai suoi complici. 

Alessandra Vaccari
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