Manifestazione davanti a Palazzo Barbieri

Protesta sul Central park. Il comitato: «Non un metro di verde in meno»

Il comitato di Verona Sud ieri mattina davanti a Palazzo Barbieri FOTO MARCHIORI
Il comitato di Verona Sud ieri mattina davanti a Palazzo Barbieri FOTO MARCHIORI

 «Non un metro di meno». Il comitato Verona Sud torna alla carica per ribadire le proprie posizioni sul Central park all’ex scalo merci. Ieri un gruppo di cittadini si è radunato di fronte a Palazzo Barbieri per consegnare all’amministrazione comunale il documento in cui si chiede che tutta l’area dell’ex scalo merci ferroviario a Santa Lucia sia convertita a parco.

 

Nel plico si parla del verde che manca alla città, si ricordano le promesse elettorali e si suggerisce come reperire finanziamenti pubblici per realizzare e mantenere il parco senza dover ricorrere a nuove cementificazioni. «Rispetto alle ipotesi iniziali, l’area perderà metri quadri di verde per cederli a edificazioni, corridoi e l'alta velocità», evidenzia Giorgio Bernini del comitato.

 

«Gli originali 500mila metri quadri si sono ridotti a 450 mila negli accordi tra Comune, Regione Veneto e Gruppo Ferrovie. Di questi, però», aggiunge, «il 14% verrà assorbito dalla realizzazione della stazione Tav e il verde effettivo potrebbe ridursi ulteriormente, non superando i 285mila metri quadri. Si parla di un prato all’italiana e di un percorso fatto di agglomerati colorati o altro, di una rotatoria di smistamento verso Santa Lucia e Golosine, ma è tutto ben lontano dall’essere quel mega parco urbano promesso in campagna elettorale».

 

Poco meno di un mese fa il comitato ha inoltrato a Ferrovie il proprio progetto, partecipando, pur senza alcuna possibilità concreta, al bando per la selezione degli operatori economici che intendano realizzare il parco. «Si è trattata di una scelta dettata dalla nostra convinzione che il progetto elaborato dall’urbanista Alberto Ballestriero, sia di gran lunga migliore di quello proposto da Comune e Ferrovie», evidenzia Daniele Nottegar.

 

«Nel documento depositato in Comune forniamo proposte alternative su come reperire i fondi per realizzare un parco che sia davvero tale, anche in tempi più lunghi, ma senza cedere alle necessità dei privati». Fra i presenti anche Damiano Bonomi, residente di Borgo Roma. «Il parco non serve solo ai cittadini di Verona Sud, ma», esclama, «all’intera città. È l'unico modo per combattere l’inquinamento, non vogliamo più cemento perché i nostri nipoti hanno diritto a un mondo in cui poter respirare».

 

L’assessore all’urbanistica e all’ambiente, Ilaria Segala, dal canto suo, insiste sulla necessità di reperire risorse per realizzare quella che definisce la più grande opera pubblica dal dopoguerra. «Nell’area», spiega, «nascerà una nuova polarità urbana, con un mix di funzioni pubbliche e private, gravitanti intorno a un grande parco urbano con attività ricreative, servizi e attrezzature per lo sport e il tempo libero». L’assessore ricorda che «uno degli elementi premianti nel bando sarà il possesso, da parte dell’operatore, di capacità finanziarie per assicurare il perfezionamento dell’iniziativa immobiliare». E conclude: «Il comitato vuole veramente il parco o vuole restare ancora per 20 anni con rotaie e cemento? L’effetto di mitigazione climatica del parco, anche con meno verde, è sorprendente, lo dimostra una tesi di laurea dell’Università di Trento». •

Chiara Bazzanella

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