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15.12.2009

Presepi e statue, quando il sacro divide


 La statuetta intitolata «Madre di Dio» rappresenta una figura femminile gravida FOTO MARCHIORI
La statuetta intitolata «Madre di Dio» rappresenta una figura femminile gravida FOTO MARCHIORI

Il sacro divide la politica. Prima la polemica sul crocifisso nelle aule scolastiche. Poi quella sul presepe nero in Procura. E ora anche la scintilla fatta partire dall'associazione «Io amo l'Italia» di Magdi Cristiano Allam contro una statuetta della Madre di Dio esposta al monastero di Sezano (articolo sotto a destra). Altro che a Natale siamo tutti più buoni.
Dalla Chiesa cattolica però si levano voci di distensione. Monsignor Antonio Finardi, parroco della cattedrale, è un appassionato di arte. «Non ho visto questa statuetta di Marco Danielon», spiega, «ma posso testimoniare che è un artista molto preparato e serio, un uomo di fede, che non compone un'opera con soggetto sacro se prima non ha studiato il tema dal punto di vista biblico e teologico e non si è consultato con sacerdoti e laici preparati. Per la cattedrale, commissionate da me, ha realizzato varie sculture, di grande valore».
Ma che cosa pensa della polemica sul presepe nero? «Noi siamo troppo legati all'Occidente», aggiunge Finardi, «quasi che Gesù debba essere bianco e magari italiano. In realtà è giusto e fondato teologicamente che venga rappresentato anche in altri modi. Mi è piaciuto che il sindaco Tosi abbia detto che dall'Africa si è portato a casa presepi con Gesù nero e detto che sono presepi e basta. Io ne ho moltissimi, indiani e africani, dove i personaggi e Gesù sono indiani e africani. Il presepe, come il crocifisso, è segno di fede e cultura che ci invita alla conversione e non va confuso con altri piani».
La vicenda del presepe ha avuto eco ovunque, al punto che monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio Cei per gli affari giuridici, dice di «vedere benissimo» il presepe nero perché «l'uomo e la donna sono tali a prescindere dal colore della pelle e davanti a Dio queste diversità sono una ricchezza e non un elemento di contrapposizione. Magari», aggiunge, il presepe «possa essere un messaggio di integrazione».
Enrico Giardini

Enrico Giardini
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