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26.02.2020

Piazza Erbe, spariti i banchetti

Sono «spariti» da Piazza Erbe gran parte dei banchetti, molti di questi sono gestiti da commercianti cinesi
Sono «spariti» da Piazza Erbe gran parte dei banchetti, molti di questi sono gestiti da commercianti cinesi

Banchi dimezzati in piazza Erbe: qualche «buco» qua e là tra un banco di frutta e verdura e uno di souvenir, e mezza piazza, quella davanti a Palazzo Maffei, completamente sgombra. Da lunedì mattina sono «spariti» infatti tutti i cinesi, titolari di un buon numero di banchi, come spiegano i piassaroti ieri regolarmente presenti, sia pure per affari decisamente più magri del consueto. Dunque il Coronavirus fa sentire il suo effetto anche nel cuore della città, nel mercato storico della piazza della movida che però, di movida, in queste serate appare al contrario del tutto sprovvista. «Il clima ieri sera era davvero surreale», osserva Paolo Nazario detto Coa. «Tutti i bar erano chiusi, la città sembrava disabitata e anche questa mattina i locali sono mezzi vuoti. In realtà questo non è mai stato un periodo di grandissimo afflusso turistico, però è chiaro che con questa situazione di allarme c’è poco da aspettarsi, anche se gruppi di turisti in città ce ne sono e quelli che vediamo qui non mostrano di avere così paura, forse sono meno informati dei veronesi che invece sembrano spariti. E poi non sappiamo ancora bene perchè ma dei cinesi che lavorano sulla piazza questa settimana non si è visto nessuno: ci sono tanti spazi vuoti». Sonia e Paola hanno rispettivamente un banco di panini e bibite. «Questo è già di suo un periodo di fiacca, adesso questo stato di allarme di certo non aiuta», osserva Sonia. «L’impressione è però che ci sia troppo allarmismo, sono più tranquilli i turisti che tutto sommato comprano». Tanto più per il banco di frutta e verdura la situazione è difficile: «Lo vede, ho ancora tutto il banco pieno di roba», osserva la proprietaria. «C’è molta paura tra la gente, certo che questo si riflette sugli affari, le persone si sono riversate al supermercato per fare scorte e poi adesso in giro c’è poca gente, non sembra nemmeno la solita piazza Erbe: io spero solo che tutto si risolva e passi il prima possibile». Una considerazione comune anche a quelli che ieri all’ora di pranzo non hanno rinunciato al rito di un aperitivo sul toloneo. «Quello che mi lascia perplesso», osserva il signor Mario Zamboni, che arriva dalla Valpolicella, «è la contradditorietà delle misure che sono state adottate: restano aperti i centri commerciali, che a mio avviso sono una potente fucina di contagio, ma vengono chiuse le chiese per le messe o limitata la partecipazione ai funerali ai soli parenti. Non so, non mi convince, mi pare che sull’onda dell’emergenza il primo a rimetterci sia il buon senso». «Ammetto che un po’ di timore, con tutto questo allarme, io ce l’ho», dice un’altra veronese, Simona Braga, che abita in centro. «Un allarme che se è vero che il Coronavirus è in sostanza un’influenza, sia pure più “cattiva“ mi pare eccessivo. Allora mi viene da pensare che forse c’è qualcosa che ci nascondono... In ogni caso non capisco le corse a fare scorte al supermercato o chi si chiude in casa: esempi di come le persone quando hanno paura si lascino prendere dall’isteria e non ragionino». L’idea che la situazione sia più grave di quanto si sa torna nelle parole di diversi veronesi. Lo afferma infatti come ipotesi poco rassicurante anche la titolare di un altro banco di souvenir di piazza Erbe: «Questa stagione è iniziata proprio male, già questo non è un mese di grande turismo, ora che l’Italia è indicata come preda del Coronavirus abbiamo davvero poco di buono da aspettarci. Per l’economia è un danno gravissimo: una ragazza che lavora in un bar qui vicino ha detto di essere seriamente preoccupata perchè i locali sono vuoti. E un altro amico che ha un hotel sul Garda mi diceva che solo nella giornata di sabato ha ricevuto 105 disdette. Di fronte a tutto questo mi viene da pensare che forse c’è qualcosa che non sappiamo, forse non ci hanno detto tutto: e questo mi spaventa». •

Alessandra Galetto
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