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03.07.2020 Tags: Verona

Lo stop ai contanti? Ci ha già pensato l’emergenza Covid

Scende da tremila a duemila euro il tetto per i pagamenti in contanti
Scende da tremila a duemila euro il tetto per i pagamenti in contanti

Mancano i portafogli pieni di contanti dei turisti russi. Ma anche il covid-19 ha fatto la sua parte cambiando le abitudini dei clienti, nei negozi di lusso di Verona. Fare una stima, quindi, sugli effetti della nuova misura governativa di contrasto all’evasione fiscale, in vigore dal primo luglio, che impone un tetto di duemila euro agli acquisti in contante, non è facile tra le vetrine e i negozi del centro storico che attendono ancora l’arrivo dei turisti su cui la pandemia ha passato un colpo di spugna. Il decreto legge 124 del 2019, che ha mosso i primi passi nel 2007, porta da tremila a duemila la quantità massima consentita per acquisti in contante. Dal 2010 è stata contenuta più volte e dal gennaio 2022 la soglia scenderà a mille euro. Ma dietro le vetrine di via Mazzini, delle sue parallele e delle piazze battute dal turismo, più che gli effetti del decreto, si attendono i clienti. E per alcuni non cambierà molto: «I turisti qui acquistano quasi tutti con carta di credito», spiegano le commesse di un negozio di abiti di firma. «Una volta erano molto usati gli assegni, che via via sono diventati sempre meno, anche se qualcuno li utilizza tuttora. Altri preferiscono pagare in parte in contanti e in parte con carta. Ma la tendenza è quasi tutta orientata sul pagamento elettronico. Certo, forse il cliente prima era più libero. Ora si sentirà limitato». E potrebbe comunque aggirare il limite tornando il giorno successivo. Ma ha fatto la sua parte anche il covid-19: «Con la distanza sociale e i tentativi di diminuire il più possibile i contatti tra persone, molti sono passati ai pagamenti elettronici e quelli in contanti sono calati quasi del tutto», spiega una negoziante di piazza Erbe, che continua: «In contanti qui pagano solo i russi, ma ora abbiamo una clientela nostrana». Non rivelano le abitudini di pagamento dei loro clienti, i negozi di abiti e accessori di lusso: «Ma è comunque presto per vedere gli effetti, essendo appena entrata in vigore la norma». Occorrerà capire anche come si muoverà la clientela. Il covid ha imposto la chiusura delle frontiere per molto tempo e mutato i flussi turistici. Per ora si affacciano alle vetrine soprattutto italiani. Quanto ai russi, che da anni costituiscono uno zoccolo forte degli acquirenti, quest’anno se ne vedranno pochi. Alzano le braccia nei negozi dove si spera più che altro che ritorni il flusso di persone, qualsiasi esso sia. Quanto al tetto ai contatti: «Forse ne vedremo gli effetti in inverno. Ora vendiamo articoli che costano qualche centinaia di euro, mentre i prezzi si alzeranno con i capi spalla. Allora sì che rischiamo di perdere il cliente che vuole pagare in contanti», riflettono alcuni commessi in via Mazzini. Meno problemi hanno i negozi di ottica: «I turisti da noi acquistano occhiali da sole, per i quali non si superano certe cifre». L’entrata in vigore del decreto è una misura per contrastare l’evasione fiscale e i pagamenti «in nero». Ma la sua efficacia solleva dubbi non solo tra le associazioni di categoria, che temono sia un ulteriore motivo per allontanare i clienti dagli acquisti, ma anche tra chi si occupa di analizzare il fenomeno dell’illegalità e del sommerso e che non sempre individua nelle misure di abbassamento del limite di contanti una relativa riduzione di questa pratica. •

Maria Vittoria Adami
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