UN CASO NELLA CHIESA

La Comunità Regina Pacis soppressa dalla Santa Sede

In una lettera a tutta la diocesi il vescovo Zenti informa sulle ragioni della «sofferta scelta»
La casa madre La sede della Comunità Regina Pacis, sulle Torricelle
La casa madre La sede della Comunità Regina Pacis, sulle Torricelle
La casa madre La sede della Comunità Regina Pacis, sulle Torricelle
La casa madre La sede della Comunità Regina Pacis, sulle Torricelle

Scossone nella vita della Chiesa veronese. La Santa Sede ha soppresso la Comunità Regina Pacis, fondata a Verona il 15 agosto 1986 dai coniugi Alessandro Nottegar e Luigia Scipionato come comunità cattolica di preghiera, di evangelizzazione e di servizio missionario. Coinvolte altre coppie di coniugi e famiglie, si era poi sviluppata accogliendo anche donne e uomini consacrati, tra cui alcuni ordinati preti. La casa madre è sulle Torricelle.

 

La Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, di cui è prefetto il cardinale João Braz de Avis - è una delle nove congregazioni della curia romana - con un Decreto del 24 luglio scorso ha appunto deciso di “sopprimere l’Associazione di vita evangelica con uno stile di vita di tipo religioso Comunità Regina Pacis”.

 

Il Decreto evidenza l’assenza di “originalità e affidabilità del carisma di fondazione”, così come la “scarsa consistenza dei testi ispirazionali, soprattutto in ambito ecclesiologico e della formazione dell’associazione”. Sono citazioni riportate dal vescovo Giuseppe Zenti in una comunicazione - inviata il 17 agosto scorso ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose a tutti i fedeli laici della diocesi di San Zeno - per informarli appunto di quanto ha stabilito la Santa Sede. Questa soppressione di comunità religiosa - a questa appartenevano alcune decine di persone - è inedita nella vita recente della Chiesa veronese. Tanto più perché Alessandro Nottegar, medico, morto di infarto a 42 anni un mese dopo aver fondato la Regina Pacis con la moglie - con la quale ebbe tre figlie - appena quattro anni fa è stato dichiarato “Venerabile” da papa Francesco. Una tappa del processo di canonizzazione.

 

“Tale dolorosa decisione è giunta dopo un tempo congruo in cui è stato possibile, da parte dei visitatori prima e dei commissari poi, un ascolto della realtà e delle persone coinvolte sia ancora presenti come di quelle uscite dalla comunità stessa”, scrive il vescovo Zenti, prima di citare stralci del Decreto. In cui poi, oltre a difficoltà nelle relazioni tra i membri, si sottolinea come ci siano state “carenze istituzionali, soprattutto nel governo”. E si conclude prendendo atto che “l’associazione Comunità Regina Pacis non mostra di aver acquisito una maturità carismatico-istituzionale che possa assicurare un sano sviluppo per il futuro”. In pratica, dal punto di vista del diritto canonico, la Comunità Regina Pacis non esiste più.

 

Va ricordato che era già stata commissariata, dopo una “visita canonica” svolta dalla Chiesa di Verona quattro anni fa. Poi la questione è passata in mano alla Santa Sede, che ha nominato come “commissaria pontificia”, con l’incarico di approfondire l’indagine, suor Marisa Adami, delle Sorelle della Sacra Famiglia. Coadiuvata dal canossiano padre Amedeo Cencini, che vive a Verona. In base al rapporto inviato alla Santa Sede, è scaturito il decreto.

 

Ma ora che cosa succederà? I fronti sono molteplici. E delicati. Ci sono questioni personali, legate alla vita futura dei membri della Comunità, dai religiosi e religiose, dalle famiglie ai preti. Alla stessa Luigia Nottegar, la fondatrice, vedova di Alessandro Nottegar, il cui processo di canonizzazione quindi s’interrompe. Tutto ciò attiene dunque al diritto canonico. C’è poi l’aspetto legato al futuro dei beni usati dalla Comunità. Oltre alla villa sulle Torricelle, altre case a Grezzana e a Bosco Chiesanuova, e poi una struttura a Medjugorie, in Erzegovina, e poi alcune in Brasile. Dal 1996 questi beni appartengono alla Fondazione Regina Pacis, di diritto pubblico, ora presieduta da fratel Giuseppe Brunelli, dell’Opera Don Calabria. Fu creata appunto per la sola gestione dei beni, secondo le finalità della Comunità. Questa è una questione dunque solo di tipo civilistico, non legata alla Chiesa.

 

E poi c’è una terza realtà ispirata dalla Regina Pacis: una onlus che sostiene un migliaio di adozioni a distanza, molte delle quali in Brasile. Zenti nella sua nota in cui comunica alla diocesi la “sofferta scelta” della Chiesa, cioè della Santa Sede, scrive che “la Comunità Regina Pacis non svolge più il servizio di animazione e accoglienza nelle sue sedi di Verona, mentre prosegue fino a conclusione dell’anno scolastico in Brasile l’attività delle scuole sostenute dalla carità e vicinanza di molti fedeli della nostra diocesi”. Il vescovo Zenti riconosce poi “il bene scaturito da questa esperienza di vita” ma “in questa decisione della Chiesa anche un indirizzo chiaro di comportamento e di stile di vita”.•.

Enrico Giardini

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