Insegnanti vittime
di bullismo
«Anche sui social»

Le vittime dei bulli? Sono anche alcuni insegnanti
Le vittime dei bulli? Sono anche alcuni insegnanti

Sì, anche gli insegnanti possono essere vittime di bullismo da parte dei propri studenti. Più spesso, di cyber-bullismo: le vessazioni psicologiche e le denigrazioni che viaggiano sul web.

A Verona si sono già verificati diversi casi, come conferma il Punto d’ascolto per il disagio scolastico. Alcune situazioni sono state risolte a stretto giro di una telefonata rovente fra il professore preso di mira, o in sua vece il dirigente d’istituto, e i genitori dei responsabili. Altre, più ostiche, sono arrivate in tribunale.

Sempre i professori, soprattutto quelli più severi e autoritari, hanno fatto da bersaglio per gli sfottò dei ragazzi. Ma oggi lo scenario è completamente stravolto da internet. Gli studenti, magari contrariati per aver ricevuto un brutto voto o una strigliata, possono vendicarsi attraverso lo smartphone. L’insegnante, a sua insaputa, viene ripreso durante le ore scolastiche. E poi il video, abilmente tagliato e doppiato per risultare quanto più ridicolo possibile, finisce «in pasto» al web e diventa virale.

Oppure gli studenti possono creare uno «sfogatoio» tramite un gruppo in Facebook o su WhatsApp, da cui il professore di turno risulterà ovviamente escluso, quindi impossibilitato a leggere in quali termini si parla (sparla) di lui.

Ieri abbiamo raccontato la storia di un docente di una scuola superiore della città al quale i ragazzi avevano appiccicato la nomea di «porta sfortuna». Quel docente, finito nella spirale di prese in giro esponenziali a causa di video postati sui social network, alla fine è stato costretto a farsi trasferire per riappropriarsi di un po’ di serenità.

«Nel cyber-bullismo, il problema sta proprio nella dimensione globale che l’offesa assume», spiega la psicologa Giuliana Guadagnini, responsabile del Punto d’ascolto per il disagio scolastico. «Talvolta capita che gli insegnanti, pensando ingenuamente di fare una cosa buona, concedano l’amicizia ai propri studenti sui social. È un comportamento pericoloso, perché può succedere che i ragazzi da un dito si prendano il braccio».

Con la supervisione del dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Stefano Quaglia, il gruppo dei presidi sta lavorando su questa tematica nuova, e insidiosa, dell’interferenza di internet nel rapporto alunni-docenti. Gli insegnanti, insomma, devono imparare come comportarsi e come difendersi.

«Il Punto d’ascolto, in ogni caso, serve non solo ai ragazzi in difficoltà, ma anche ai professori. Non si deve soffrire in solitudine», esorta Guadagnini. Il primo contatto può avvenire via mail, scrivendo all’indirizzo: puntoascolto@istruzioneverona.it.L.CO.