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14.10.2009

Inno e spot, va in onda la polemica


 Sandro Veronesi
Sandro Veronesi

L'inno di Mameli, cantato in modo molto romantico da Sushy, ribattezzato «Sorelle d'Italia» e usato come colonna sonora dell'ultimo spot di Calzedonia in onda sulle principali emittenti televisive ha provocato le proteste del presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza, noto per varie sue iniziative patriottiche. «Con il canto degli italiani non si gioca. E non si può nemmeno metterlo sotto i piedi», tuona dalla Liguria.
Vaccarezza è affezionato protagonista di tanti raduni degli alpini (ha dipinto con il tricolore il palazzo comunale ed è stato il primo a mettere le bandiere a mezz'asta dopo l'attentato di Kabul) ed è deciso: «L'inno di Mameli non è uno scherzo. È una cosa seria - dice - sentirlo in un spot per pubblicizzare delle calze da donna è una vergogna». E infine chiede «espressamente all'azienda di eliminare dallo spot le note di Mameli, l'inno non deve essere violato in nessun modo. Lo chiedo a nome non solo dei savonesi, ma di tutti gli italiani che hanno a cuore il "canto degli italiani" che rappresenta la nostra nazione». E due consiglieri regionali liguri del Pdl hanno scritto una lettera al Garante per la concorrenza per chiedere la modifica della colonna sonora dello spot.
Il presidente di Calzedonia, l'industriale veronese Sandro Veronesi, raggiunto telefonicamente non nasconde la sorpresa: «Ci scusiamo con chi si può sentire offeso dal nostro spot, però davvero questa polemica ci sorprende perché era lontano da ogni nostra immaginazione che qualcuno potesse ritenere che nello spot vi sia una mancanza di rispetto nei confronti del nostro inno nazionale. Mai avrei immaginato proteste di questo genere, perché abbiamo invece voluto trasmettere un messaggio di positività, di delicatezza e di ottimismo in un momento», aggiunge Veronesi, «in cui in Italia vi sono tante polemiche che coinvolgono le istituzioni».
Veronesi rivela che sulla scrivania sono arrivate tantissime lettere e lo spot è andato in onda soltanto da due giorni: «C'è chi protesta, ma molto più numerose sono le lettere di complimenti e di elogi per lo spot. Del resto, siamo in 56 milioni di abitanti e può capitare che qualcuno critichi».
È anche una questione di target commerciale: «Noi ci rivolgiamo alle ragazze e questo può essere un modo simpatico, non convenzionale, per avvicinarle all'inno nazionale». Cambierà qualcosa nello spot? «Non cambia nulla. Si va avanti» conclude Veronesi.

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