Contagio da Covid-19

Il ventenne finito in rianimazione: «Tradito dalla festa in Spagna»

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Ambulanze all'ospedale di Borgo Trento
Ambulanze all'ospedale di Borgo Trento
Ambulanze all'ospedale di Borgo Trento
Ambulanze all'ospedale di Borgo Trento

Era in Erasmus a Barcellona. Lì ha contratto il virus, partecipando a una festa. Sta meglio e parla ora con medici e infermieri il ventunenne monzese che sei giorni fa, di rientro dalla Spagna in aereo, è stato ricoverato in rianimazione a Borgo Trento. Ieri il primario del reparto, Enrico Polati, lo ha fatto trasferire a malattie infettive di Borgo Roma: «Ora sta meglio e parla», spiega il medico.

«Mi sentivo sempre stanco, sempre stanco», ha raccontato il giovane, e non capiva il perché. Ma quella spossatezza era causata dal virus che lo ha colpito al punto da richiederne il ricovero immediato lunedì, quando è arrivato a Verona in aereo da Barcellona. La sua situazione era talmente grave che, condotto al pronto soccorso dell’ospedale maggiore, è passato subito in terapia intensiva. Ha vigilato su di lui il primario Polati che ieri lo ha dimesso dal suo reparto dove ha accolto nuove persone, tra cui una donna di 70 anni non vaccinata.

«Ora abbiamo tre pazienti», continua il primario. «Ma ne stanno arrivando altri, lo vediamo dal movimento in pronto soccorso. Non in numero altissimo, per ora, ma comunque ci sono. E tutti quelli che arrivano non sono vaccinati», continua Polati che precisa: «Non sono per forza no vax, non colpevolizziamo nessuno: settimane fa abbiamo avuto un quarantaduenne in intensiva che avrebbe avuto il vaccino dieci giorni dopo. Ma il dato è che nessuno dei nuovi ingressi è vaccinato». Questo conferma se non altro l’efficacia della copertura vaccinale. Venerdì è entrato in intensiva un uomo di 55 anni, non vaccinato, e in queste tre settimane, in cui la rianimazione è di nuovo interessata dai ricoveri covid, sono arrivati ventenni come settantacinquenni, per una media di 50 anni d’età, tutti senza anticovid. «Arrivano con polmoniti gravi che richiedono appunto il ricovero qui», continua Polati, «e la media d’età è più bassa in questa ondata. Non so se sia collegabile proprio al fatto che sono i più giovani i non vaccinati».

Anche perché per loro le vaccinazioni sono iniziate dopo. A Verona tutte le fasce d’età sopra i 60 anni hanno superato l’80 per cento di copertura. I cinquantenni il 70 per cento, i quarantenni il 60, mentre trentenni e ventenni sono ancora attorno al 50 per cento. «I ricoverati restano in media nel nostro reparto una settimana-dieci giorni, anche persone molto giovani e sane. E le forme più gravi sono tutte di persone non vaccinate», continua Polati che aveva fatto un fermo appello a sottoporsi alla profilassi. «Una persona può anche non vaccinarsi, rispetto le idee di tutti, ma così facendo mette a repentaglio in maniera significativa la propria vita. È un dato di fatto». E continua: «L’altro dato di fatto è che mette a repentaglio la tenuta del sistema sanitario. Per ora non è un problema, perché i malati sono pochi; ma se aumentano lo sarà». Ieri i ricoverati erano una trentina, di cui cinque in intensiva.

Quanto alla certificazione verde, il documento che attesta la profilassi avvenuta e consente di accedere a luoghi o servizi, Polati ribadisce: «Non è obbligatoria come non lo è la patente di guida. Ma se una persona vuole guidare deve conoscere il Codice della strada, l’uso dell’auto e avere la patente. Lo stesso vale per il Green pass. Se una persona fa vita all’aperto e non vuole andare in luoghi affollati, non è necessario. Se, invece, vuole frequentare spazi affollati e riprendere una vita sociale, occorre farlo. Credo sia un’applicazione corretta».

Maria Vittoria Adami

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