Contatti con lo sceneggiatore

Il caso Ludwig potrebbe diventare un film

Matteo Mercanti con Fabio Testi durante le riprese di un recente cortometraggio
Matteo Mercanti con Fabio Testi durante le riprese di un recente cortometraggio
Matteo Mercanti con Fabio Testi durante le riprese di un recente cortometraggio
Matteo Mercanti con Fabio Testi durante le riprese di un recente cortometraggio

Scrive una sceneggiatura sulla vicenda Ludwig e guadagna il secondo posto al concorso lungometraggi della ventesima edizione del Rome Independent Film Festival. Matteo Mercanti, veronese, cinquantuno anni e libero professionista, si ispira liberamente a questa storia intricata che sembra essere stata scritta solo dai due veronesi arrestati il 4 marzo 1984 in flagranza di reato mentre tentavano di provocare un incendio alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere. Ma sul caso c’è chi ha parlato di un possibile aiuto da un terzo uomo, mai trovato. Dubbi riportati anche in sceneggiatura: «Ludwig sembra essere la mano esecutrice di più direttori, di una orchestra che forse nemmeno i due ragazzi veronesi hanno mai conosciuto».


Il periodo degli omicidi perpetrati nell’Italia nord-orientale, in Germania e nei Paesi Bassi - e ispirati da un fanatismo radicale di stampo neonazista, da cui la firma “Ludwig“ a queli crimini - inizia nell’agosto 1977 e terminerà sette anni dopo con 28 morti sospetti e 39 feriti. Le vittime accertate saranno 10: uccise a coltellate, martellate, accettate e carbonizzate. Mercanti ha un passato da giornalista e per la sceneggiatura di «Mela amara» (è il titolo scelto per partecipare al concorso) sceglie uno sviluppo su più linee temporali senza porre giudizi di alcun genere politico, sociale o di parte. «Il mio è un testo pensato per un prodotto cinematografico con lo scopo di far riflettere su quanto siano ancora attuali certi temi. È un interesse sull’argomento che ho sin da ragazzo e ho voluto indagarlo e studiarlo».

Lo stile narrativo è tipico dell’indagine giornalistica e la protagonista è una giovane scrittrice, Monica, che vive con la nipote Caterina adolescente e orfana, innamorata di un coetaneo che incontra e frequenta un gruppo di giovani che sembra simpatizzare per le nuove sponde neonaziste. Quanto accaduto è raccontato nel presente ed è lasciato alla protagonista pronunciarsi in un processo educativo che condanna l’estremismo e la violenza. Forte, invece, è il riferimento alla memoria dei fatti rivendicati con il nome Ludwig perché non venga meno l’interesse. «Serve parlarne per non dimenticare», dice Mercanti. «Per non dare forza a chi, al contrario, nel silenzio li fa propri e li vive. Sono temi attuali e non ancora destinati a essere dimenticati».

Mario Guidorizzi, docente di Storia del cinema e analisi del testo filmico all’Università di Verona, ha scritto: «La sceneggiatura trova forza essenzialmente nella sua composizione temporale molto ben congegnata, vale a dire nel ricostruire quei tragici avvenimenti attraverso punti di vista del presente, del passato prossimo e remoto». Sarà proprio l’analisi dello scorrere del tempo ad assorbire Monica nella ricerca sino a coinvolgerla e sarà nel confronto con la giovane nipote che cercherà di trasmettere i principi e i valori del vivere che stanno alla base del rispetto e della responsabilità di ognuno, lontani dalla violenza. Le difficoltà della scrittrice cresceranno assieme alla consapevolezza di quanto accaduto e le tragiche vicende muteranno in un tassello di quel quadro non completo della vicenda forse destinato a non completarsi mai.

L’editore che ha incaricato Monica di rendere la sua ricerca un testo la metterà a dura prova in un intreccio tra passato e presente. «Si troverà a lavorare in un clima omertoso», aggiunge Mercanti. «Giungerà anche a trovarsi dinanzi a uno dei ragazzi protagonisti dei numerosi omicidi e sarà un faccia a faccia che la porterà a cancellare i propri fantasmi e a concludere il libro».
Mercanti ha ricevuto richieste di leggere la sceneggiatura dai registi veronesi Gianluca Magnoni e Alberto Rizzi e l’interesse dei produttori Alessandro Verdecchi e Claudio Bucci.

 

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Marco Cerpelloni