Il presidente Rigon

I medici di famiglia: «Stop ai bollettini dei casi, come in Spagna. Ma sul tracciamento la decisione è politica»

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Il dottor Giulio Rigon, presidente provinciale della Fimmg
Il dottor Giulio Rigon, presidente provinciale della Fimmg
Il dottor Giulio Rigon, presidente provinciale della Fimmg
Il dottor Giulio Rigon, presidente provinciale della Fimmg

Cambio di passo. Dalla pandemia all’endemia. Pedro Sanchez, primo ministro spagnolo, fa il primo passo avanti: stop ai tamponi generalizzati, tracciamento solo per le persone positive, niente più bollettini quotidiani ed ansiogeni «sparati» nei telegionali. Il Covid-19 trattato al livello di un’influenza, «la gripe» com’è chiamata nella penisola iberica, per «tornare alla normalità».

«Non ha tutti i torti ed è una via da esplorare, anche se la decisione, che dev’essere politica, non può essere di un solo Paese, pena il caos tra gli Stati», commenta Giulio Rigon, presidente provinciale della Federazione dei Medici di famiglia (Fimmg). Quanto alla marea di dati, grafici, curve e immagini che sommergono gli italiani in «apertura» di ogni notiziario nessun dubbio: «Prima si fermerà, meglio sarà. I rapporti dettagliati e quotidiani sui contagi non hanno più senso, la gente si sta spaventando per nulla. Tanto», riflette, «i positivi ci sono ugualmente». Come dire: raccontarlo ogni sera non cambia le cose.

Il suo osservatorio è un ambulatorio che somiglia a una trincea: «Abbiamo, come si usa dire, il “collo tirato“, per gestire i casi urgenti che esulano dal problema Covid», spiega. In un groviglio di incombenze burocratiche. Il tracciamento «a dire poco zoppica. Riusciamo a tenerne conto a livello familiare, di assistiti. Oltre non si riesce ad arrivare». «La speranza», ammette, «è che nelle prossime settimane ci si possa avviare verso una parvenza di normalità». Auspici a parte, Rigon guarda al «modelo español» con prudenza. «L’Organizzazione mondiale della Sanità chiede a tutte la nazioni di proseguire con il tracciamento delle varianti e tutto ciò sarebbe impossibile se ogni Paese andasse per la propria strada», osserva.

Viaggi, frontiere, traffici. «Da un certo punto di vista questo approccio mi piace, anche perché alleggerirebbe il nostro lavoro, ormai divenuto oltremodo pesante. Ma la decisione politica, fosse anche un tracciamento minimale, limitato ad alcuni casi o ai non vaccinati, dovrebbe essere presa in accordo tra i ministeri della Salute, altrimenti non potrebbe funzionare». Chiaro e semplice. La via di Sanchez intriga ma è tutta da esplorare. Ed i bollettini dell’ansia quotidiana pre o post cena andrebbero eliminati o ridotti. «Se c’è un terremoto si scava per aiutare, perché serve. Ma il nostro lavoro», dice, fuori metafora, il presidente dei medici di famiglia, «dovrebbe essere più di stetoscopio che di carte e computer». 

Paolo Mozzo