Reportage da Borgo Trento

Hub vaccinali aperti fino a tarda sera. In coda per prima e terza dose: «Non ci sono alternative»

Vaccinazioni al geriatrico (foto Marchiori)

La campagna vaccinale accelera. Ieri i 13 ambulatori predisposti a Borgo Trento dall'azienda ospedaliera (tre in più rispetto ai giorni scorsi) sono rimasti eccezionalmente aperti fino alle 23.30 invece che fino alle 20.
L'affluenza è stata ben oltre il solito, e verso le 19 si erano già sottoposte all'iniezione dell'antidoto oltre 2.000 persone.

«Abbiamo avuto 2.500 prenotazioni sulla piattaforma regionale, di cui circa un centinaio per la prima dose», fa notare il dirigente medico dell'Aoui, Francesco Marchiori, ricordando che da oggi sarà possibile vaccinarsi anche nel prefabbricato posizionato sulla destra del Policlinico di Borgo Roma, esternamente, dove si sono già prenotate le prime 150 persone. 
«Per stare in linea con l'obiettivo della Regione dovremmo fare 2.800 vaccini al giorno e ci stiamo arrivando in maniera graduale. Al Policlinico puntiamo ad accogliere fino a 400 persone e probabilmente a Borgo Trento organizzeremo altri prolungamenti d'orario, specie il venerdì e il sabato. Le prenotazioni sono prevalenti per la terza dose ma da un paio di settimane assistiamo a un aumento delle richieste di somministrazione anche del primo vaccino. Dopo due mesi di netto calo di dosi, da ottobre i numeri sono tornati a crescere, passando dai 15 ai 100 giornalieri. Iniziano ad arrivare sia le persone che hanno dovuto posticipare per motivi di salute, sia chi non ne può più di sottoporsi ai tamponi, oppure chi deve viaggiare e infine gli indecisi, che hanno avuto bisogno di più tempo per elaborare la scelta, o che magari speravano che la pandemia finisse e ora iniziano a essere preoccupati». Tra questi ci sono soprattutto i più giovani, specie nell'età scolare, oppure universitari, alle prese, come visto, con dati in crescita e imminenti rischi di didattica a distanza. Ma anche qualche anziano si è convinto solo adesso ad affrontare il primo passo anti Covid.

Daniele, veronese di 23 anni, non ha invece mai avuto dubbi e, dopo essersi preso il virus un anno fa, ad aprile ha fatto una prima dose (pari alla seconda) e ieri si è sottoposto a quello che per lui vale come un terzo richiamo. «Ci ho messo un sacco a negativizzarmi quando ho preso il Covid, oltre tre settimane», racconta. «Credo che non ci siano alternative al vaccino per uscire dallo stato di emergenza».
Anche Giorgio, quarantenne, si è fiondato a fare la terza dose, per proteggere se stesso e pure la famiglia, in particolare la mamma anziana. «Tornano le preoccupazioni con i dati di ricoveri che riprendono a crescere», dice. «Avevo prenotato a Bussolengo per i prossimi giorni ma, individuata la possibilità di anticipare, l'ho colta al balzo per togliermi subito il pensiero».

Joshua, 28 anni ieri è arrivato in taxi a Borgo Trento con Simone, il suo ragazzo di 21 anni. Originari di Roma e ora domiciliati a Milano, i due hanno scelto la città dell'amore per fare un passo meditato a lungo. «Il super green pass rischia di crearci problemi sul lavoro, oltre che per i festeggiamenti di Capodanno. E non potremmo andare nemmeno più al cinema o in un museo», dice Joshua, il più scettico dei due. 

Buona la terza, invece, per la giovanissima Giulia che ieri pomeriggio si è finalmente lasciata somministrare il vaccino. Dopo un paio di tentativi, prima a San Bonifacio, poi all'ospedale di Borgo Trento, la tredicenne dell'est veronese ha sconfitto ogni timore. «Ero un po' titubante e preoccupata», ha confessato emozionata qualche istante dopo. «Le abbiamo detto che questa volta non ci saremmo spostati dal corridoio fino a che non si fosse decisa», ha sottolineato ironica la zia. «Ora è libera di andare a cavallo, fuori con gli amici, e siamo tutti più tranquilli». Proprio ieri il governo ha fatto marcia indietro sulla circolare di lunedì sera in cui la quarantena sembrava pronta a bussare alle porte persino delle classi con un solo positivo. Nonostante i numeri di positivi in crescita, la didattica in presenza è considerata una priorità.
In Veneto il numero di studenti, insegnanti e operatori scolastici costretti alla quarantena è cresciuto di circa tremila rispetto alla settimana scorsa, arrivando a coinvolgere poco più di 17mila persone. Dal 25 novembre al 1 dicembre, i nuovi casi registrati a scuola sono stati 809, pari al 6% dei 12.514 comprensivi registrati in Veneto nello stesso periodo. A oggi gli studenti risultati positivi sono 3.369. 

Chiara Bazzanella