LA STORIA DI PASQUA

«Ho cambiato vita, e ora sono una pastora felice»

Arianna in un selfie con le sue pecore
Arianna in un selfie con le sue pecore
Arianna in un selfie con le sue pecore
Arianna in un selfie con le sue pecore

 Ci sono colori, attimi colti durante la giornata, che solo chi fa questo tipo di lavoro può avere la fortuna di vedere». Arianna il 18 aprile compirà 42 anni e solo tre anni fa ha deciso di stravolgere la sua vita, diventando pastora per affiancare il suo compagno nella cura di un gregge di oltre 500 pecore. Dopo aver frequentato un corso professionale di tre anni in sartoria, aver fatto prima la barista e poi, per nove anni, l'operaia in una segheria di marmi, la donna originaria di Grezzana ha scoperta una nuova, autentica, passione, che la lega alla natura in ogni momento a disposizione.

 

Prima di tutto, infatti, Arianna è mamma, e di tre figli. Due avuti con il precedente marito e che ora hanno 12 e 10 anni, l'ultima di pochi mesi concepita invece con il compagno pastore. «Quando la segheria era in fase di fallimento sono rimasta incinta e ho deciso di dedicarmi a tempo pieno alla famiglia», racconta. «Il primo aprile del 2018, nel giorno di Pasqua, il mio ex marito ha avvistato un gregge di pecore e, sapendo il mio amore per gli animali, mi ha convinta a fare una passeggiata a Villa Arvedi. Mi sono avvicinata alle pecore, ne ho notata una senza orecchie perché di una razza particolare e ho iniziato a chiacchierare con i pastori che le accudivano. Uno di questi è diventato poi il mio attuale compagno».

 

Arianna si è subito resa disponibile, offrendosi di dare una mano, e con il passare del tempo ha iniziato a interrogarsi su quella felicità stampata nel sorriso dei pastori, pur se costretti a una vita piena di sacrifici e lontana dalle comodità.

 

Le pecore al pascolo sorvegliate da uno dei cani
Le pecore al pascolo sorvegliate da uno dei cani

 

«Il mio matrimonio non andava bene ormai da tempo e si era avviato verso il divorzio. Io ho iniziato a seguire il gregge negli spostamenti, all'inizio in punta di piedi, per imparare un mestiere tanto lontano dalla mia precedente quotidianità. Ora nei fine settimana porto le pecore a pascolare nei dintorni di Grezzana, anche nei campi privati dove ci chiamano per avere uno sfalcio d'erba e una concimata gratuiti. Nei mesi estivi, quando la scuola è chiusa, saliamo a 2.400 metri di altezza per raggiungere il nostro baito a passo Fedaia, il valico alpino sotto la Marmolada al confine fra Trentino-Alto Adige e Veneto. L'ultimo tratto è raggiungibile soltanto a piedi o in elicottero».

 

La transumanza avviene nel rispetto delle forze delle pecore. «A parte l'anno scorso - avevo appena partorito -, solitamente partiamo a piedi e in un mese e mezzo siamo in montagna. Ci muoviamo in camper, sostando dove c'è l'erba per gli animali e percorrendo non oltre 15 chilometri al giorno». I 600 capi di pecore da carne hanno con loro un paio di montoni e qualche capra.

 

«I miei figli seguono con entusiasmo il gregge e di certo stanno imparando ad affrontare situazioni che li spronano a sapersi arrangiare con il poco che si ha e a rafforzare il senso della famiglia e della comunità. Nelle nostre tappe in transumanza si avvicinano spesso curiosi e si creano relazioni e amicizie, oltre a quelle con i compagni di classe. Sanno che gli animali vanno rispettati, e non c'è mai stato bisogno di spiegarglielo».

 

Le pecore sono seguite, curate, anche coccolate, come pure i cani da lavoro, sempre nel rispetto degli animali. «Il mio cambio di vita ha sorpreso molti miei conoscenti e amici che non riescono a comprendere come possa piacermi rinunciare agli agi acquisiti, ma non tornerei mai indietro. Mi piacciono le sfide e all'inizio sono spesso stata in difficoltà, specie quando mi sembrava impossibile riuscire a muovere da sola un intero gregge, da far passare attraverso strettoie e cancellate. Ma il mio compagno mi dava e mi dà ancora oggi la forza».

 

La pandemia non ha impattato sulla vita di Arianna e della sua famiglia. La transumanza è stata dichiarata patrimonio dell'Unesco poco più di un anno fa. «Soffriamo di qualche inevitabile danno economico ma non ci possiamo lamentare», dice la pastora. «In molti chiedono di poterci venire ad aiutare, e anche le scuole sono interessate a far vedere i greggi ai bambini. Non diciamo mai no, cercando però di garantire esperienze piacevoli a chi vuole approcciare il nostro modo di vivere ed essere felici». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Bazzanella

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