La storia di Mara

«Grazie ai miei "angeli" che mi hanno presa per mano: sul vaccino ascoltate solo i medici»

Mara con i suoi «angeli» (foto Marchiori)
Mara con i suoi «angeli» (foto Marchiori)
Mara con i suoi «angeli» (foto Marchiori)
Mara con i suoi «angeli» (foto Marchiori)

«Grazie a voi che mi avete regalato il tempo e avete dato a tutto questo un senso...» 
È il ritornello della canzone che Mara canta con gli occhi lucidi. Ad ascoltarla vengono i brividi. «È il mio grazie a chi mi ha salvata, io parlo con la musica e comporre questo pezzo era la cosa migliore che potessi fare per chi, per me, ha fatto tanto, tantissimo, permettendomi di continuare a stare al mondo», si commuove. «Sono miracolata, la vita è troppo preziosa per giocarci a dadi», sorride, «e chi ha lottato contro una malattia maledetta ha diritto, ora, di chiedere a chi ancora non l’ha fatto di vaccinarsi, di affidarsi alla medicina, quella che ogni giorno, attraverso uomini e donne speciali come quelli che ho incontrato io nel mio percorso, fa cose magnifiche». 

Mara ha vissuto la precarietà, conosce il valore di ogni giorno passato a combattere un cancro arrivato all’improvviso a stravolgere tutto. «Sarebbe stupido adesso», sospira, «perdere la partita proprio contro il Covid, no? E sarebbe sbagliato non voler almeno ascoltare chi come me, partendo da una posizione iniziale di dubbio e chiusura, alla fine ha deciso di affidarsi esclusivamente alla scienza e di immunizzarsi. Io so cosa significhi provare paura rispetto al vaccino ma, vi prego», insiste, «pensateci, non affidatevi ai social, spegnete la tv, parlate solo con chi sa, adesso non è più solo una questione personale».

Mara Furlan ha 50 anni, vive nell’Est della provincia, insegna musica, nel pieno della prima ondata è finita sotto ai ferri per togliere un carcinoma al seno: «La terribile scoperta è arrivata con la mammografia del 28 gennaio 2020, l’11 marzo ero già in sala operatoria, poi c’è stata la convalescenza, le medicazioni, le cure, i continui esami. Il tutto in piena pandemia, non è stato facile, ero fuori e dentro dall’ospedale e così ho vissuto il primo anno del Covid concentrata sul primo anno della mia rinascita». All’inizio del 2021 è arrivato il vaccino. «Subito non ho nemmeno preso in considerazione di farlo», racconta, «ero impegnata a guarire bene dal “mostro“, volevo tornare alla mia normalità, a dedicarmi solo al mio canto, a mia figlia, a mio marito, dopo mesi di dolore e di tante medicine non ne volevo più sapere niente di aghi e sieri», si confida, «e poi sentivo di tutto in Tv e leggevo di peggio, c’era divisione tra gli stessi medici, dicevano cose opposte tra di loro: vuoi che vada a mettermi a rischio con qualcosa che può farmi del male, dopo tutto quello che ho passato?, mi dicevo, e ho preso tempo», ammette Mara, «fino a quando le dottoresse che mi avevano liberata dal tumore mi hanno affrontata e mi hanno convinta. Anche mio marito, pure lui bloccato per paura, è venuto con me e insieme abbiamo fatto la profilassi». Mara è stata accompagnata in dicembre da quelle che chiama «i miei angeli custodi» al Palaferroli di San Bonifacio per ricevere la prima dose e, poco dopo, la seconda. La dottoressa Francesca Fornasa, direttore del Dipartimento Diagnostica per Immagini dell’Ulss 9, con la collega Chiara Benassuti, responsabile dell’Uosd Chirurgia Senologica di San Bonifacio e Marzana, l’hanno letteralmente presa per mano e portata all’Hub per la somministrazione. «Mi hanno liberata dal tumore, a loro dovevo tutto: mi hanno fatto capire l’importanza di proteggermi dal Covid», spiega Mara, «sapevano che la mia era solo paura, grande paura di sottoporre il mio corpo ad un altro farmaco dopo la chemio, si sono prese cura di me anche in questo, spiegandomi che era importante affidarsi nuovamente della scienza». 

A dimostrazione del fatto che davvero esistono medici che vivono la professione come una missione Mara racconta: «La mattina dell’appuntamento, come due guardie del corpo, sono venute con me per tenermi tranquilla. Erano fisicamente lì a rassicurarmi, professionali ed umane come sempre. Vorrei che tutti quelli che sono no-vax, contrari per qualsiasi motivo al vaccino, trovassero sulla loro strada medici come i miei». Da lì, l’idea della canzone per ringraziare. Mara l’ha cantata in Gran Guardia prima di Natale alla Conferenza dei Servizi dell’Ulss 9, dedicandola ai sanitari che si prendono cura in particolare delle donne operate al seno. «Con la musica riesco a dire quello che fatico a comunicare con le parole. La mia è una storia di rinascita. Mi hanno salvata due volte, prima dal cancro e poi dal Covid». E canta: «Giorno dopo giorno è arrivato il mio ritorno... grazie a Dio e alla vita, e grazie a voi che mi avete regalato il tempo». E di nuovo gli occhi bagnati.

 

 

Camilla Ferro