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28.01.2019

Gli ex deportati contro la targa «Offende le vittime di torture»

In primo piano la targa contestata durante la cerimonia di venerdì
In primo piano la targa contestata durante la cerimonia di venerdì

Sulla vicenda della targa commemorativa troppo reticente e dal tenore revisionista installata dalla quarta circoscrizione nel parco comunale di via Po, a Golosine, dedicato al piccolo ebreo italiano Sergio De Simone interviene, con un lungo comunicato, la sezione veronese dell’Aned, l’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti presieduta da Ennio Trivellin. Del caso è stato informato anche il presidente nazionale dell’Aned Dario Venegoni, indignato per la vicenda. L’Aned di Verona sottolinea l’importanza delle parole nella salvaguardia della Memoria e chiede di cambiare il testo della targa. «Come tutte le dittature anche il nazismo e il fascismo hanno cercato di colpire chi aveva la possibilità di contestarli», spiegano i responsabili dell’Aned, «togliendo loro ogni strumento di difesa o protesta, ogni libertà ai pensieri, alle azioni, alle parole. Parole negate, cancellate, proibite, censurate, rubate, estorte, manipolate. Le parole lasciano tracce profonde e quando vengono scritte andrebbero scelte con cura, perché lì, nero su bianco, ogni loro sfumatura si attenua. Le parole di una targa testimoniano non solo l’avvenimento di un fatto, ma l’idea che di quel fatto hanno le generazioni successive. Leggendo la targa per Sergio De Simone siamo rimasti esterrefatti. Le parole meritano rispetto, soprattutto quando servono a dar voce a chi non ce l’ha più. Le parole meritano coraggio e onestà: non è mentendo che insegneremo ai nostri figli la verità». E ancora: «Se i monumenti sono testimoni del tempo, ci chiediamo che cosa dovrebbe testimoniare questa targa, dove compare un uso distorto della verità, dove non si ha il coraggio di chiamare con il proprio nome le cose, ma parlando di “discutibili esperimenti medici” si insinua che potrebbe esistere un valore scientifico e forse etico dietro tali azioni». Nell’ultima parte della sua nota l’Aned «chiede con forza che venga cambiato il testo di tale targa». Ed evidenzia: «Perché certi orrori non si ripetano dobbiamo costruire baluardi sicuri che passano dalla verità storica e dal coraggio di denunciare ciò che è accaduto e ciò che accade anche oggi, chiamando le cose con il loro nome. Questi non erano medici ma assassini. Non possiamo accettare che una targa nata con un intento nobile contribuisca a ingenerare confusione e basi non solide su cui costruire la conoscenza dei nostri figli. A 74 anni dalla fine della seconda guerra mondiale le ricerche storiche hanno ormai accertato orrori e responsabilità e non lasciano dubbi». Duro il giudizio: «Questa targa offende proprio chi vorrebbe omaggiare, perché non parla dell’orrore cui furono sottoposti questi bambini, non nomina i campi in cui furono deportati né i loro assassini». •

M.SC.
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