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22.11.2019

Festival dottrina
sociale, i messaggi
di Papa e Mattarella

L'intervento di Papa Francesco
L'intervento di Papa Francesco

 «Essere costruttori di fraternità». È stata questa l’esortazione di Papa Francesco arrivata ieri sera nella serata di apertura della nona edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa che fino a domenica - sul tema «Essere presenti: Polifonia Sociale» - vedrà la partecipazione di imprenditori, sindacalisti, docenti universitari, artisti e volontari di associazioni no profit. Al Cattolica Center ieri sono stati tre i messaggi arrivati, per motivi diversi, di grande forza.

«C’è bisogno di tutti per ricostruire il tessuto sociale. Ognuno deve fare ciò che sa fare», ha messo in chiaro in un videomessaggio il Pontefice. Francesco ha offerto una risposta sulla presenza cristiana nella società: «Il cambiamento duraturo parte sempre dal basso. Non abbiamo bisogno di uomini forti ma, uniti nell’impegno, tutti costruttori di fraternità e tutti importanti: operai, imprenditori, professionisti, cittadini, umili e dotti». E ancora un segnale, dai toni alti quanto forti, alle istituzioni: «Non bisogna imbrigliare la libertà di fare il bene. Essere presenti è fisicità concreta, combatte l’isolamento e l’esclusione. È lievito, forza di un popolo e pasta per l’umanità».

Alla platea della serata inaugurale è arrivato anche il saluto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha messo in evidenza la radice comune dei valori laici della carta costituzionale con quelli che hanno ispirato l’edizione del Festival. «In un tempo di cambiamenti profondi», è la sollecitazione, «è necessario l’impegno per guidarli nella fedeltà ai valori della nostra Carta costituzionale. Un impegno, singolo e di gruppo, che deve saper puntare alla condivisione nell’aspirazione verso una società inclusiva, equa, tesa al raggiungimento del bene comune e dell’affermazione del principio della dignità di ogni persona».

Gli argomenti affrontati nei quattro giorni di dibattito, ha concluso, «propongono un’agenda rilevante per il futuro del Paese e le esperienze offerte mostrano il contributo positivo di tante forze alla vita della Repubblica». Un terzo messaggio, concreto quanto drammatico, è quello arrivato dal vescovo di Aleppo, terra di Siria, Antoine Audo: «I musulmani in Siria rispettano i cristiani, li vogliono presenti nel Paese e in tutto questo sicuramente ha avuto un ruolo la presenza delle organizzazioni non governative», descrive. Tutto ciò prima dell’ultima, lunga e ancora insoluta, crisi militare. Ora i dati di fatto descrivono una terra in cui «prima della guerra c’erano un milione e mezzo di cristiani mentre adesso siamo meno della metà. In Iraq nel 2003 c’erano circa un milione di cristiani e adesso se ne contano 300 mila per noi è terribile». Effetti collaterali delle guerre. Con riflessi anche sulle persone. «I cristiani ora sono maggiormente esposti al fenomeno della secolarizzazione. L’emigrazione verso l’Occidente rappresenta una attrattiva per tutti i siriani, soprattutto per quanti sono alla ricerca di una stabilità lavoro una maleducazione scolastica e la sicurezza sociale». Interrogativi, quelli proposti dal Papa, dal Presidente della Repubblica e da un testimone diretto della crisi del Medioriente, che rappresentano una sorta di «faro» guida anche per i successivi lavori dell’iniziativa. Promosso dalla Fondazione Segni Nuovi, il Festival ospiterà più di cento relatori. Nella pluralità e ricchezza delle tavole rotonde, ribattezzate «tavole pensanti», di panel e incontri, si è attribuito il ruolo di «costituente sociale», al fine di arrivare domenica, giorno della conclusione, a scrivere e proporre una «Carta dell’impegno pubblico dei cristiani».

Paolo Mozzo
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