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23.04.2019

Festeggiato
San Giorgio
del Cignaroli

Cartolina antica con statue del veronese Gaetano Cignaroli
Cartolina antica con statue del veronese Gaetano Cignaroli

Con le sue belle rughe del tempo ma solido nella stazza marmorea così come lo ha scolpito lo scultore veronese Gaetano Cignaroli (1747-1826), la statua di San Giorgio, patrono di Ferrara, sorveglia dalla sua postazione a nord est lo scorrere delle acque del Po di Volano, sul ponte che prende il nome da lui così come il Borgo San Giorgio, nel popolare sito in cui è nata la città estense. L'opera svetta a dimensione corporea più grande del naturale così come gli altri tre fratelli marmorei anch'essi del Cignaroli, artefice del sacro quartetto, e rispettivamente San Maurelio (nord ovest), San Rocco (sud est), San Filippo Neri (sud ovest). Le statue vennero lavorate tra il 1784 e il 1786, dallo scalpellino veronese Gaetano Cignaroli, issate agli angoli del ponte che ora è in cemento armato, ma nel corso dei secoli fu levatoio di legno, quindi in mattoni e poi di ferro, i beati controllano lo scorrere delle acque e per lui. È affascinante il cavaliere che combatte contro il drago e ogni 23 aprile è giornata grande per lui poiché ricorre il giorno dei festeggiamenti storici dedicati appunto al patrono della splendida città emiliana di pianura. Il grande erudito settecentesco Giuseppe Antenore Scalabrini, esperto di chiese e monumenti di Ferrara, ha precisato nei suoi scritti la funzione pubblica di collegamento del ponte di San Giorgio fra l'isola alluvionale dove sorse la prima Cattedrale della città( poi Basilica e monastero olivetano) e l'urbe stessa dentro le mura e ha scritto «…principiato, e fondato dai ferraresi, poi più volte ricostruito e anche spostato».

 

È nel 1786 che con l'aggiunti di tre archi in mattoni e le statue lavorate in due anni dal 1784 dallo "scalpellino" Cignaroli, il ponte di San Giorgio divenne monumentale. Sopravvissute a svariate peripezie compresa la guerra, le statue del Cignaroli sono un punto di riferimento familiare e rassicurante per i ferraresi e tra le voci dei ricordi spicca quella dell'appassionato bibliofilo e collezionista di testi e cartoline d'epoca Maurizio Toselli, ferrarese " de zoca", ovvero doc tradotto dal vernacolo frarès che riferisce: «Il ponte in ferro fu distrutto dal bombardamento del 1944 è quello in cemento armato è stato ricostruito in seguito così come lo vediamo ora del tutto funzionante». Gaetano Cignaroli era figlio d'arte dello scultore Diomiro e allievi di suo zio Gian Bettino.

Michela Pezzani
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