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12.08.2019

Dopo oltre dieci anni le drag queen delle notti veronesi dicono addio

 

Lady Deliria, Fenicia Pomposa e miss Violetta. Ovvero un make up styler, un laureando in psicologia e un architetto: le tre drag queen storiche della serata Milord, l’evento organizzato una sera al mese al Berfi’s e dedicato al pubblico lgbt, passano il testimone.


ORE DI TRUCCO. Undici anni sul palcoscenico spesi tra ore di trucco e scelte di abiti, tra passi di danza, coreografie e lip synch sotto la guida di Claudio Costantino, organizzatore di eventi e direttore artistico del Milord con un passato in cui entra il teatro accanto ad artisti come Massimo Ranieri, Gigi Proietti, Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia, e registi della levatura di Giuseppe Patroni Griffi. Perchè essere una drag queen non è un gioco. È arte. Una drag non è un travestito, non è un transessuale e non necessariamente è gay. È una maschera di spettacolo con un carattere ben preciso. Undici anni sul palcoscenico e nell’unico appuntamento estivo all’Hollywood di un Milord che per l’occasione è etero friendly, l’addio alle scene. Con tanto di boys, ventagli con piume di struzzo, e uno spettacolo degno di un musical. Perchè le «regine» sono artisti.

All'Hollywood atmosfera da musical per l'addio al palcoscenico dei tre professionisti


DANZA E CANTO. «Oltre al talento naturale serve una predisposizione alla danza, al canto e anche alla comicità», spiega Costantino, «che è una componente indispensabile di ogni spettacolo. E come accade ad un attore, alla parte drammatica si alterna quella comica». Ironiche, capaci di ridersi addosso e di far ridere con la stessa facilità con la quale toccano le corde più profonde della commozione. Essere drag significa anche fare quello che poche donne non di spettacolo farebbero o fanno tutti i giorni: passare ore al trucco. Per non parlare della ceretta. «Già, sono almeno tre le ore davanti allo specchio, quando hanno poca voglia di truccarsi», sorride Claudio. «Ed essere una drag ha costi elevati, perchè la ricerca della perfezione rientra nel personaggio». Gioielli realizzati da un professionista, appariscenti ma non volgari e ad esempio Lady Deliria veste solo Givenchy. «La scelta dell’abito di scena non è mai affidata al caso, e spesso si tratta di abiti su misura, realizzati in sartoria perchè, ovviamente, devono essere perfetti». Cuciti addosso.


SCARPE E GIOIELLI. Un guardaroba invidiabile quello di una drag, tra scarpe, gioielli e accessori comprese le parrucche, tutto viene curato in maniera quasi maniacale e con costi decisamente alti. Perchè non è una macchietta, è una maschera di spettacolo. Indispensabile il portamento, imparare a camminare e a ballare su tacchi vertiginosi e con il passare degli anni l’asticella si alza. «Anche solo il lip synch richiede ore e ore di esercizio», prosegue Costantino, «ovviamente sono in play back ma è fondamentale che il movimento delle labbra sia perfetto. Guardi, sono divertenti e ironiche, sono attrici. E si diventa drag soprattutto per questo, per far uscire un alter ego femminile ma come espressione di una fase artistica. Adesso Miss Violetta, Fenicia Pomposa e Lady Deliria hanno deciso di smettere perchè gli impegni e i carichi di lavoro sono aumentati e non hanno più tutte le ore necessarie per preparare lo spettacolo». Già perché è una «vita doppia» che richiede tempo, tanto tempo. Così, tra lacrime e applausi sono uscite di scena, come artiste navigate. Le eredi? Un passaggio di testimone è avvenuto la sera stessa del loro addio: per loro e in loro onore Stella Victoria Missbianchi, un paio di gambe affusolate e infinite, si è esibita, affiancata da due boys, sul bordo della piscina. Una e le altre? «Sono iniziate le selezioni e non vorrei sbilanciarmi», conclude il direttore artistico. La stagione ricomincia in autunno. E c’è poco tempo per preparare una drag.

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