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08.08.2014

«Dopo aver girato il mondo
abbiamo scelto Verona»

Elisa Bocca e Alessandro Gloder al ritorno dal viaggio intorno al mondo
Elisa Bocca e Alessandro Gloder al ritorno dal viaggio intorno al mondo

Se ci sono molti giovani veronesi che stanno facendo la valigia per cercare fortuna all'estero, ce ne sono altri che vanno controtendenza e dopo aver girato il mondo hanno deciso che il luogo migliore in cui vivere, anche in tempi di crisi, è Verona, anzi la Valpolicella. È il caso di Elisa Bocca, 33 anni, e Alessandro Gloder, 36: partiti un anno fa per attraversare il pianeta «con i piedi per terra», ovvero senza usare aerei, non avevano nascosto che se avessero trovato un Paese migliore avrebbero lasciato l'Italia e, una volta completato il «tour mondiale», sarebbero ripartiti da zero all'estero.
Invece hanno deciso di ripartire da zero in Italia. Da zero perché prima di iniziare il loro lunghissimo viaggio hanno lasciato l'appartamento in affitto in cui vivevano, Elisa Bocca ha detto addio a un lavoro a tempo indeterminato («Mi occupavo di marketing in un'azienda trentina», dice, spiegando di essersi licenziata per non avere vincoli per il rientro e lasciarsi così aperte tutte le porte per il futuro) e Alessandro Gloder ha «congelato» per un anno il suo lavoro di fotografo libero professionista.
«Ma il gioco vale la candela», si era detto la coppia, sposatasi nel 2012 e partita pochi mesi dopo per il “tour mondiale”. «O adesso o mai più. I sogni non possono restare sempre e solo sogni e poi magari scopriremo che preferiamo vivere in Argentina o in un altro Paese».
Così non è stato. «Quando siamo tornati a Verona siamo rimasti quattro mesi a casa dei miei in Valpolicella e abbiamo capito che è questo, pur con tutte le difficoltà del periodo, il luogo in cui vogliamo vivere», racconta Gloder. «Ricordo che in piazza Bra davanti all'Arena ci siamo guardati negli occhi ed Elisa mi ha detto “Che bella l'Italia e che bella Verona. Abbiamo girato il mondo ma era qui la città più bella del mondo”. Tutto era uguale a prima», continua Gloder, «eravamo noi ad essere cambiati, a vedere tutto con occhi nuovi. Ciò che prima davamo per scontato ora non lo è più. All'estero», continua la coppia, «abbiamo visto città fantastiche, luoghi bellissimi, ma una cosa è vederli, un'altra è viverci. “Restate fuori dall'Italia se potete”, ci dicevano i nostri contatti su Facebook, ma pochi si rendono conto che è questo il Paese più bello del mondo».
E la crisi? La difficoltà di trovare lavoro? La cassa integrazione e i licenziamenti in agguato?
«È vero, è un brutto momento, ma ci si lamenta troppo per ciò che non va e non si considera ciò che va», risponde la coppia. «Abbiamo amici tristissimi perché quest'estate non andranno in vacanza perché devono pagare il mutuo. Ma almeno stanno comprando casa, un privilegio di cui non ci accorgiamo neanche, abituati come siamo ad avere tutto. C'è gente che ha casa, auto, salute e lavoro e si lamenta perchè “c'è crisi”. Siamo viziati: vogliamo tutto e siamo pure scontenti. Ormai siamo abituati che il superfuo è necessario».
Un anno trascorso in giro per il mondo ha cambiato il loro modo di considerare la realtà. «Dopo tutte le avventure e le disavventure vissute», raccontano, «dopo aver visto lo stato di povertà in cui vive buona parte del globo, camminato per giorni e giorni sotto la pioggia, dormito ovunque, su pullman dissestati e in bettole sporche perché non avevamo molti soldi, essere scampati a un'alluvione in Cile, aver attraversato il Pacifico in cargo vedendo solo acqua per 28 giorni, essere finito io», dice Gloder, «in ospedale prima in Ecuador e poi in Perù, vivere a Verona ora ci sembra facile. Chiaro che bisognerà adattarsi e fare rinunce, ma il viaggio ci ha aperto gli occhi su ciò che è veramente importante e necessario. Sicuramente abbiamo ridimensionato il valore delle cose».
«Cose» che alla fine a loro sono servite poco. «Con dieci chili a testa nello zaino tra vestiti, beauty case e medicine abbiamo vissuto un anno», raccontano. «Dopo tre settimane ci siamo persino accorti che ne avevamo troppe. Così abbiamo eliminato thermos, borsa frigo e alcuni vestiti. I libri e le guide li scambiavamo con altri viaggiatori, soprattutto negli ostelli. È vero che in Italia non si può vivere sempre in jeans e in bermuda e che se si va a un colloquio di lavoro serve un tailleur o un completo, ma è anche vero che ci riempiamo di cose inutili. Noi», proseguono, «in questo momento non abbiamo più niente, perchè non veniamo da famiglie ricche e i nostri risparmi faticosamente messi da parte li abbiamo usati tutti per il viaggio, ma siamo felici della scelta fatta e abbiamo voglia di ricominciare qui».
Infatti si stanno «rimettendo in pista». Hanno ripreso a lavorare e affittato un appartamento a Sant'Ambrogio. «Per fortuna tanti clienti mi hanno ricontattato al ritorno», afferma Gloder. «Io invece ho lavorato qualche mese in un agriturismo in Valpolicella», spiega Elisa, che parla correttamente sei lingue, cinese compreso, essendo vissuta all'estero per anni da quando era piccola, «ma io e Alessandro vogliamo avviare un progetto di lavoro che per ora manteniamo top secret per scaramanzia. Lavorare insieme quando si è in coppia mi faceva paura, ma dopo essere rimasti vicini 24 ore su 24 per 365 giorni, senza la possibilità di scappare in un'altra stanza, ed essere tornati dal viaggio più innamorati di prima, questa possibilità non mi spaventa più. Sarà questa la nostra nuova avventura».
Nel frattempo nel loro tempo libero cercheranno di realizzare altri due sogni: lui vuole organizzare una mostra fotografica facendo una selezione delle ben 47 mila foto scattate in giro per il pianeta e lei vuole scrivere un libro sul loro viaggio. «Per ora ci invitano nelle scuole superiori a raccontare le nostre avventure all'estero e per noi è un divertimento perché possiamo riviverle di nuovo con la mente. Questo viaggio», concludono, «ci ha arricchiti moltissimo, come coppia e singolarmente: adesso ci sentiamo più uniti e più forti».
Il loro sito è www.coipiediperterra.com.

Chiara Tajoli
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