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17.06.2018

Donna uccisa, ora spunta anche la pista economica

Un agente della questura davanti all’abitazione teatro del delitto. L’arrestato ha ammesso le proprie responsabilitàFernanda PaolettiPietro Di SalvoIl dirigente della squadra mobile illustra i dettagli del delittoL’auto di Di Salvo è stata passata al setaccio dalla polizia
Un agente della questura davanti all’abitazione teatro del delitto. L’arrestato ha ammesso le proprie responsabilitàFernanda PaolettiPietro Di SalvoIl dirigente della squadra mobile illustra i dettagli del delittoL’auto di Di Salvo è stata passata al setaccio dalla polizia

C’è la verità di Pietro Di Salvo, 72 anni, l’uomo ricoverato in ospedale in stato di fermo con l’accusa di omicidio volontario premeditato. E poi c’è la verità di Fernanda Paoletti, la sua vittima, settantasettenne che proprio da Di Salvo è stata strangolata con una fune, come lui stesso ha confessato. Una verità che lei non può più raccontare e su cui gli inquirenti stanno cercando di far luce. Ciò che è successo all’interno dell’abitazione di via Unità d’Italia, a San Michele Extra, sembra ormai abbastanza chiaro. Quello su cui, invece, è ancora necessario fare approfondimenti è il movente che ha portato Di Salvo a uccidere Fernanda. Lui ha raccontato agli agenti della Squadra mobile, coordinati dal dirigente Roberto Di Benedetto, di averla uccisa durante un raptus di rabbia, ma non si esclude che i motivi possano essere altri. Soldi, nella fattispecie. L’uomo si troverebbe, infatti, in una situazione economica alquanto precaria. Sul suo capo penderebbero molti debiti, impossibili al momento da stimare, in quanto gli accertamenti patrimoniali richiedono tempi sempre molto lunghi. MOVENTE ECONOMICO. È possibile, dunque, che sullo sfondo di quest’omicidio non ci sia il rifiuto dell’uomo di rendere pubblica la presunta relazione con Fernanda, ma piuttosto una questione economica? È possibile che Di Salvo, pressato dai debiti, abbia chiesto aiuto alla settantasettenne e che lei, dopo aver concesso vari prestiti, abbia chiesto la restituzione del denaro? O si sia rifiutata di dargliene ancora? Proprio in questa direzione, al momento, si stanno concentrando le indagini del pubblico ministero Beatrice Zanotti, titolare dell’inchiesta. Quel che è certo è che, nel racconto di Di Salvo, alcuni punti non tornano. FREDDEZZA E LUCIDITÀ. Secondo lo stesso giudice per le indagini preliminari Livia Magri, che ha emesso l’ordinanza cautelare nei confronti di Di Salvo, non si sarebbe trattato di un raptus, come invece raccontato dall’uomo. «Non si può non sottolineare che l’indagato si è dimostrato scaltro, di una lucidità e freddezza non comuni. Freddezza e lucidità coerenti con la premeditazione e invece poco coerenti con un omicidio d’impeto, quale quello indicato dall’indagato». Perché il gip Magri parla di «freddezza e lucidità»? Per due ordini di ragioni. Innanzitutto, la corda. Fernanda è stata ritrovata all’interno della sua abitazione, strangolata con una fune. L’altra metà di quella fune si trovava dentro l’auto di Di Salvo, perquisita dagli inquirenti, e a differenza di quanto da lui dichiarato, la vittima non era solita utilizzarla per stendere i panni. Secondo gli inquirenti, Di Salvo l’ha portata a casa di Fernanda con l’intento preciso di ucciderla. Di qui, la premeditazione. Il secondo motivo è da ricondursi alla messa in scena del suicidio. Colto da un raptus improvviso, il settantaduenne dopo aver ucciso la donna ed essersi reso conto del suo gesto, avrebbe potuto consegnarsi alla polizia e raccontare quanto accaduto. Invece, subito dopo l’omicidio, ha cercato di inscenare un gesto estremo della donna, legando la fune a un termosifone, per lasciar credere che Fernanda avesse deciso di suicidarsi. «Freddezza e lucidità». LA RICOSTRUZIONE. L’omicidio è avvenuto la mattina del 4 giugno scorso nell’appartamento di Fernanda in via Unità d’Italia. Nessuno dei vicini ha sentito urla o grida provenire dall’abitazione. Ma con tutta probabilità è lì che la donna è stata uccisa. Per gli esiti dell’autopsia si dovrà attendere, ma al momento non sarebbero stati riscontrati segni di difesa da parte della donna e la morte potrebbe essere compatibile con lo strangolamento. Dopo aver inscenato il suicidio, l’uomo si è allontanato dalla casa, non prima però di aver portato con sé il telefonino della vittima e la sua borsa. Ora proprio quel cellulare potrà essere utile agli inquirenti per capire l’effettiva relazione tra i due e, dunque, il movente del delitto. REITERAZIONE DEL REATO. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Di Salvo è stata emessa per l’accusa, pesante, di omicidio volontario premeditato. Secondo il gip Magri, sussisterebbe infatti l’esigenza di una misura per il rischio di reiterazione del reato. Il settantaduenne, infatti, per sua stessa ammissione avrebbe molte amiche su Facebook, forse come Fernanda: gli inquirenti temono, dunque, che l’uomo, se lasciato libero, potrebbe insidiare altre donne, magari per motivi sempre legati alle necessità economiche. Non resta ora che attendere l’interrogatorio di garanzia: non è ancora stato fissato perché Di Salvo è stato ricoverato in ospedale per problemi al cuore il giorno stesso dell’omicidio. •

Manuela Trevisani
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