L'intervista

«Deltacron non è una nuova variante e Omicron potrebbe essere l'inizio della convivenza con il virus»

Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie
La dottoressa Antonia Ricci,  direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie
La dottoressa Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie
La dottoressa Antonia Ricci,  direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie
La dottoressa Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie

L’annuncio ha creato allarme. La scoperta a Cipro della nuova variante «Deltacron», fusione perfetta di Delta e Omicron, per 72 ore ha tenuto il mondo con il fiato sospeso: il virus più intelligente che mai, secondo gli scienziati dell’Università di Nicosia, aveva dato vita ad un ibrido micidiale, un mix esplosivo incredibilmente virulento e contagioso. Il pericolo è rientrato nel giro di tre giorni: il sequenziamento della mutazione depositato dai ciprioti sul database internazionale Gisaid lunedì è stato ritirato. Sembra fosse un errore di laboratorio dovuto a contaminazione o, forse, a re-infezione.

La dottoressa Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, non ha dubbi: «La ricombinazione fra due virus può avvenire, è possibile, ma è un evento raro. Anche noi qui in Veneto abbiamo sequenziato due campioni che presentano sia le mutazioni di Omicron che quelle di Delta: uno arriva da Padova, l’altro da fuori regione. Ma non si tratta di una nuova variante del Covid che mescola in un unicum le caratteristiche delle due progenitrici. Non è così: si tratta semplicemente della compresenza di due ceppi».

Non esiste il pericolo di andare verso varianti che assommino la cattiveria delle precedenti? No, nel senso che si può parlare di Deltacron o chiamarle come si vuole, ma non siamo di fronte ad una ricombinazione che unisce il peggio di Delta e Omicron. Mi spiego: non abbiamo una sequenza generata per acquisizione di mutazioni fra due varianti differenti. Quello che abbiamo trovato non è un nuovo ceppo di Sars Cov-2 che combina Delta e Omicron - le uniche al momento in circolazione - creando nell’immaginario comune una bomba virologica, ma piuttosto sono campioni che presentano tutte e due le varianti. Delta e Omicron, insomma, possono co-infettare la stessa persona.

Ma l’esito finale, in termini di sintomi e contagiosità dei due ceppi conniventi, qual è? Ogni virus fa la sua parte, potrei dire che Omicron, per quello che le compete, rende l’infezione più contagiosa mentre Delta può provocare malattia più grave. Ma poi non è così, perchè una prevale più dell’altra e detta legge, tanto che dei due campioni misti uno lo abbiamo catalogato direttamente come Omicron. Altro aspetto per i profani: non c’è il rischio che un soggetto che presenti entrambi i virus, li trasmetta tutti e due in caso di contatto stretto; è invece probabile che prevalga e diffonda solo Omicron proprio perchè è lei, adesso, che ha il più alto potenziale di trasmissibilità.

I due campioni di Deltacron che avete sequenziato sono quindi uguali alle migliaia che vi arrivano ogni giorno? Nei due casi di co-infezione c’è più Omicron che Delta: 75 per cento contro il 25. Vorrei ripeterlo: il virus, ogni virus, non è mai una entità unica, è una popolazione, sui tamponi Covid c’è di tutto.

Conferma che ora è Omicron la colpevole dell’esplosione dei contagi? Sì, certo, e questo ci fa ben sperare: stiamo andando verso una normalizzazione della pandemia. Siamo in mezzo ad una bufera ma proprio questo è il segnale che sta virando in malattia endemica.

Sembra difficile da credere: ospedali pieni, scuole decimate, 200mila italiani contagiati ogni giorno. La scienza ragiona su basi diverse. La situazione è questa: Omicron ha una contagiosità enorme ma induce forme meno gravi di malattia. Ora, se una nuova variante dovesse soppiantare Omicron, per riuscirci dovrebbe essere molto più virulenta (impresa ardua) o dovrebbe, come diciamo in termine tecnico, “bucare“ i vaccini. Abbiamo visto, invece, soprattutto per quest’ultimo aspetto, che non sta accadendo e che l’antidoto funziona bene: lo dicono i dati scientifici, la prova concreta è data dalla tipologia dei ricoverati in ospedale, la maggior parte non è vaccinata. Chi si è immunizzato è più protetto dal Covid in ogni sua formulazione.

Quindi, dopo Omicron, l’incubo finirà? Tra massimo due settimane Omicron sarà l’unico ceppo circolante. Potremmo anche fermarci qui, non avere più nuove mutazioni, e quindi iniziare a conviverci. Sarebbe il “gol“ che scienziati, ricercatori, medici e tutto il mondo stanno aspettando. Io credo che ci stiamo avvicinando.

Se invece ci fosse un post-Omicron e quindi un Covid ancora più contagioso? Le aziende farmaceutiche stanno lavorando al vaccino “pancoronavirus“ in grado di proteggere da tutti i tipi di Covid. Ci arriveremo in tempi ragionevoli. Nel frattempo l’unica difesa è data dal booster che riporta la protezione sopra al 75 per cento rispetto al rischio di contagiarci e al 90 di sviluppare malattia grave. Non c’è altra storia.

Camilla Ferro