A processo

Dai salotti tv ai tribunali, influencer amico dei vip nei guai: prestava soldi a usura

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Dai salotti dei vip all’aula di tribunale. Dall’accusa di aver imprestato denaro pretendendo poi la restituzione di somme superiori al doppio, alla tentata estorsione e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Manuel Adami, influencer veronese noto con il nome di sultano Aldair, frequentatore dei vip e dei salotti mondani di Cortina piuttosto che di Porto Cervo, per un paio d’anni, stando alla ricostruzione della Procura, approfittò di due conoscenti in difficoltà economica, uno perché era malato di gioco, l’altro perché aveva bisogno di liquidità. Imprestò loro denaro tra il 2015 e il 2018, al primo 20mila euro, al secondo 6mila, e ricevette nell’arco di due anni, rispettivamente, 50mila e 12mila euro.

Volto noto, intrattenitore delle serate tra vip nei luoghi del lusso, comparirà davanti al collegio Vitolla (l’udienza di smistamento sarà a metà febbraio) perché ieri il gup Raffaele Ferraro lo ha rinviato a giudizio. Difeso dall’avvocato Giovanni Chincarini, Adami dovrà rispondere anche di due tentate estorsioni, la prima ai danni di un creditore che si sentì dire che avrebbe raccontato dei debiti al padre (questo per l’accusa per ottenere la restituzione del denaro imprestato) e che «avrebbe assoldato criminali di nazionalità rumena o nordafricana per farlo malmenare o bruciargli l’officina». Anche lui, stando alle denunce, aveva ricevuto in prestito 500 euro ma quando il creditore (Massimo) chiese la restituzione, l’influencer originario di Soave lo «dissuase» sostenendo che lo avrebbe diffamato sui social pubblicando la foto con la didascalia «non date da bere a questo co... perché non paga». E l’altro si rassegnò. Lo prese di mira anche in un’altra occasione, il 6 settembre 2019, quando gli chiese 150 euro per restituirgli gli occhiali che per errore erano stati recapitati a casa sua. Massimo (la persona offesa) aveva acquistato un paio di RayBan in internet ma la consegna avvenne nel posto sbagliato. Non pagò, non riebbe gli occhiali ma per Adami l’accusa fu di tentata estorsione. C’entra anche la droga nel suo capo di imputazione, la vendita un grammo alla volta (per tre anni) allo stesso cliente gli fruttò più di 7.000 euro.

F.M.