La situazione dell'epidemia

Covid, si abbassa l'età di rischio: anche un ventunenne in terapia intensiva

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Arrivi all'aeroporto Catullo di Villafranca (Pecora)
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È arrivato l’altro ieri a Verona in aereo, proveniente da Barcellona, e la sintomatologia era già grave al punto da richiedere un ricovero al pronto soccorso dell’ospedale di Borgo Trento. Ora è in terapia intensiva. È il paziente più giovane dei reparti di rianimazione degli ospedali veronesi e di tutto il Veneto. Ha infatti ventun anni. Il giovane risiede a Monza, ma non appena messi i piedi in Italia è stato necessario ricoverarlo qui.

È il paziente in più registrato ieri nel bollettino relativo alle terapie intensive di Verona dove ci sono sette persone, oltre a lui, anche di giovane età, dai quarantacinque ai cinquant’anni in su. «Tutti non vaccinati», ribadisce il direttore generale dell’Ulss 9, Pietro Girardi nel fare un identikit dei ricoverati più gravi. E così vale per il Veneto. Dal 6 luglio a ieri sono entrate in terapia intensiva dodici persone nella nostra Regione, nessuna di queste ha fatto la profilassi anti Covid.

 

L’appello

Del giovane monzese e della necessità di estendere la campagna vaccinale ha parlato ieri mattina l’assessore regionale alla sanità, Manuela Lanzarin, durante un punto stampa all’Ulss 3 Serenissima di Venezia. L’assessore Lanzarin è partita proprio dai numeri delle persone in rianimazione e dal caso veronese: «I nuovi entrati in terapia intensiva dal 6 di luglio in tutta la Regione Veneto sono circa una dozzina, con un’età che varia dal più giovane che ha ventun anni ed è anche un caso molto particolare, perché è rientrato da Barcellona subito con una sintomatologia molto grave. Si tratta di pazienti tutti non vaccinati, compresa questa persona molto giovane giunta a Verona in aereo e arrivata al pronto soccorso già in una situazione critica. Credo sia un dato significativo rispetto all’andamento, ma soprattutto rispetto alla protezione della campagna vaccinale».

Sull’andamento i dati sono chiari: i contagi continuano a salire, con aumenti a tre cifre quotidiani per Verona che è ancora la città veneta con più casi attuali. La delta si sta manifestando ed entro l’estate sarà la variante più diffusa. Questo concorre a innalzare la linea dei contagi insieme ad altre concause: «È un mix di cose, le stesse persone che tracciamo faticano a capire quale sia stato il momento del contagio. C’è sicuramente una minor attenzione delle persone che non usano la mascherina e poi c’è la contagiosità della delta alla quale basta un minor tempo di contatto per diffondersi, meno di cinque minuti», spiega Girardi. «La cosa certa, per ora, è che non è alto il rapporto tra contagiati e ricoveri ospedalieri». Su 1.667 attuali positivi, 31 sono in ospedale, di cui appunto sette in intensiva.

 

L’incontro

Ieri pomeriggio, inoltre, il dg Girardi ha incontrato il provveditore agli studi Sebastian Amelio per fare il punto della situazione, capire lo stato dell’arte degli istituti scolastici e programmare eventuali soluzioni da mettere in atto per la riapertura delle scuole di settembre. Ma lo sprone alla vaccinazione dall’assessore Lanzarin passa anche per il dg Girardi - «ci sono ancora undicimila posti liberi per prenotare l’iniezione dal 22 luglio all’8 settembre» - e per il presidente della Regione, Luca Zaia: «Ricordo l’invito a vaccinarsi: da qui all’8 settembre ci sono ancora 270.000 posti a disposizione. La macchina vaccinale del Veneto funziona ed è un vero successo di squadra», ha detto ieri quando sono stati superati i cinque milioni di vaccini inoculati dall’inizio della campagna. «Nonostante la carenza e la penuria di vaccini, è il successo di una grande squadra: mille e seicento persone operano in sessanta punti vaccinali e poi ci sono medici di base e farmacie. Il mio grazie non va solo agli operatori sanitari, ma va esteso anche al mondo del volontariato: alla Protezione civile, alla Croce Rossa e alle associazioni che supportano la nostra macchina».

 

Le prenotazioni

A Verona sono state aperte oltre sessantamila finestre anche sabato, ma non c’è stato il tutto esaurito come accadeva fino al mese scorso. Ne sono state occupate quarantanovemila oltre a quelle già restanti. Ma la provincia scaligera continua comunque a tenere un buon ritmo di somministrazioni. Lunedì tra i centri dell’Ulss9 in provincia e l’attività dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona sono state somministrate 8.978 dosi (44.515 in Veneto confermate anche ieri) e dall’inizio della campagna vaccinale presto si supererà la soglia delle novecentomila vaccinazioni, tra prime e seconde dosi.

 

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Maria Vittoria Adami

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