BABY PROSTITUTE

«Così si vendono
le minorenni
di città e provincia»

Prestazioni sessuali in cambio di regali
Prestazioni sessuali in cambio di regali

Non solo bulli che marinano la scuola, bighellonano per la città venendo alle mani tra loro o infastidendo i passanti. Per l'altra metà del cielo, in molti casi, il disagio adolescenziale è altrettanto evidente. E si chiama sessualità libera, per usare un eufemismo. Oppure baby prostituzione. Vissuta in maniera spregiudicata, spesse volte addirittura ostentata. Anche quando, e accade sempre più spesso, quindicenni e sedicenni si concedono a uomini molto più grandi di loro. E lo fanno spesso ignorando tutti i rischi e le conseguenze del caso.

Lo testimoniano negozianti e commercianti di uno dei luoghi di ritrovo più gettonati dagli adolescenti, l'area tra Volto San Luca e via del Mutilati, dove numerose studentesse sono avvistate ogni giorno in compagnia di uomini adulti.

E lo confermano gli esperti, come per esempio ieri su L’Arena il neuropsichiatra Pajno Ferrara. «Le baby prostitute? Abitano anche a Verona», è l'amara conferma di educatori e psicologi che, nel Veronese, sono in rete per intercettare le problematiche dei ragazzi che frequentano le scuole di città e provincia.

Le segnalazioni sono numerose, si parla di oltre cento casi registrati sul territorio che e, comunque, sono solo la punta dell'iceberg di un fenomeno trasversale a tutte le scuole e tutti gli ambienti sociali.

C'è la sedicenne della “Verona-bene” che, mentre i genitori non ci sono, organizza un festino a luci rosse sulla barca di papà con gli “amici” universitari. C'è la minorenne che non sopporta il convivente della madre, si fa ospitare nella casa di un altro ex della donna e ricambia il “favore” accontentando le sue voglie. C'è poi la studentessa che, approfittando di un passaggio in auto, ci prova con il padre della compagna di classe e, dopo averlo indotto in tentazione, lo ricatta. Solo per citare i casi più eclatanti. E poi, tutti i giorni, ci sono le decine di under 18 che, a cuor leggero, “vendono” prestazioni sessuali in discoteca in cambio magari di una ricarica telefonica. Sempre con ragazzi o uomini molto più grandi. Succubi del maggiorenne? Macché.

«Stando a quello che molte di loro raccontano per nulla pentite, senza pudore e con sufficienza, lo scopo è farsi regalare, concedendosi col contagocce, quello che vogliono», spiega Giuliana Guadagnini, psicologa clinica e sessuologa. «Vestiti firmati, il cellulare nuovo, l'ingresso alle feste più “in”, quelle dei grandi, non quelle da ragazzini». Una visione della sessualità lontana anni luce, insomma, dalla dimensione emozionale e affettiva.

«E questo, unito alla carenza di autostima che manifestano vendendosi per pochi soldi, è un fenomeno davvero preoccupante, che da professionisti segnaliamo alle famiglie o, nei casi più disagiati, ai servizi sociali».

In contemporanea, anche se può sembrare assurdo, si registra anche un ritorno al valore della verginità assoluta: solo l'altro lato della stessa medaglia: «Sia in un caso che nell'altro, il problema è che manca per i ragazzi l'educazione sessuale e quella affettiva», conclude Guadagnini. «Siamo nel terzo millennio, ma parlare di sesso resta un tabù. I genitori spesso latitano, gli insegnanti ammettono di non sentirsi in grado, i media tendono a censurare l'argomento. E per le ragazze 2.0 il sesso è diventato solo l'ennesimo strumento per arrivare a un obiettivo».

Elisa Pasetto