Confcommercio ai sindaci: tasse giù

Nicola Dal Dosso e Paolo Arena
Nicola Dal Dosso e Paolo Arena

Un aiuto alle attività del commercio, del turismo e dei servizi deve arrivare anche dalle amministrazioni comunali perché, alla sopravvivenza di queste imprese, è legata la sicurezza di un territorio, la garanzia occupazionale, la tutela di una comunità. C’è questa idea alla base dell’appello che nei giorni scorsi il presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena e il direttore generale Nicola Dal Dosso hanno lanciato ai sindaci dei 98 Comuni della provincia. Nella lettera vengono individuate una serie di misure che, se adottate dalle amministrazioni, supporterebbero le imprese del terziario: «una forte riduzione delle aliquote Tari, Imu e dell’imposta di pubblicità che gravano sulle attività del commercio, turismo e servizi», ma anche «riduzioni e facilitazioni delle tariffe per l’utilizzo dei plateatici assieme a una contrazione delle tariffe di sosta delle autovetture, per permettere una facile accessibilità dei clienti». Ecco allora che, rispondendo a queste richieste, gli enti locali potrebbero dare il loro contributo alla ripresa del settore, tra i più colpiti dalla crisi. «I provvedimenti che il governo continua ad adottare da mesi», si legge nella lettera, «hanno compresso e stanno compromettendo lo svolgimento di molteplici attività d'impresa». Basti pensare che dal Dpcm del 24 ottobre scorso, bar e ristoranti chiudono le attività di somministrazione alle 18, lavorando con forti limitazioni. E il futuro rischia di essere pure peggiore, appeso a «un’incertezza degli sviluppi legislativi», sottolineano Arena e Dal Dosso, «che non permette di programmare una decisa ripresa dell’azione aziendale delle attività di pubblico esercizio che ancora oggi non hanno certezze di lavoro». Ci sono poi le imprese del commercio al dettaglio che negli ultimi mesi hanno dovuto fare i conti con obblighi di chiusura nelle giornate festive e prefestive e con clienti che spesso non hanno potuto raggiungere i negozi di fiducia perché confinati nel proprio Comune di residenza. E ancora, attività che dall’autunno scorso aspettano ancora di riaprire, come le palestre, le piscine, i centri benessere, quelli termali, le sale gioco, quelle scommesse e le sale bingo, i parchi tematici e di divertimento oltre alle sale da ballo, chiuse da dodici mesi. «Inoltre», aggiunge la lettera, «vi sono imprese che stanno subendo le gravi conseguenze dettate dall'emergenza sanitaria, con sostanziale azzeramento dei ricavi: il riferimento è alle attività ricettive, quali gli alberghi, nonché alle attività delle agenzie di viaggio e all'attività del catering». Abbandonare questi imprenditori significa perdere un collante della comunità, non solo per i servizi che offrono ai cittadini ma anche per i posti di lavorano che assicurano. Lo sottolineano Arena e Dal Dosso: le imprese «hanno garantito in questi anni la vivibilità e la sicurezza dell'ambiente urbano in cui operano e anche numerosi servizi essenziali di prossimità ai residenti, tutelando di fatto anche le fasce più anziane e nel contempo garantendo migliaia di posti di lavoro. Tali attività, e tanti posti di lavoro, potrebbero nel prossimo futuro essere irrimediabilmente compromessi». •

F.LO.