«Cinque anni di rivoluzione pacifica»

Il presidente Luca Zaia a Villorba,  al K3, nel suo quartier generale
Il presidente Luca Zaia a Villorba, al K3, nel suo quartier generale

INVIATO A VILLORBA (TV) Abito blu, sorrisi di soddisfazione nel suo quartier generale, il K3, un capannone nella frazione Fontane poco fuori Treviso. Fuori e dentro campeggia una gigantografia. Lui con le braccia conserte e la scritta «L’impegno continua». Luca Zaia, 53 anni, ha il viso rilassato dopo il botto. Anche emotivo. Se più di tre veneti su quattro (76,79 per cento), e si potrebbe dire quasi quattro su cinque, ti votano per guidarli dalla Regione per altri cinque anni dopo 10 già svolti, con il centrodestra, ciò significa «avere una grande responsabilità». Lo ammette il leghista trevigiano. «Primo obiettivo l’autonomia, un diritto costituzionalmente garantito. Non è una sottrarre potere a Roma». Zaia pure dal K3 aveva esultato pacatamente l’altra sera commentando il trionfo che gli consentirà di avere una maggioranza “bulgara” in Consiglio regionale, di 41 componenti sui 51 (di cui quest’anno 17 donne, sette più del 2015). Ora lancia un programma-manifesto. Di un leghismo zaiano “in salsa veneta” che mette da parte asperità, polemiche, ma si concentra sugli obiettivi. E sul realizzarli. In sintonia con il popolo, come hanno detto i numeri. «Perché questo è un voto dei veneti per il Veneto». «Saranno cinque anni di rivoluzione pacifica, totale, gandhiana, che cambierà radicalmente il Veneto», promette Zaia, parlando della sua prossima legislatura. «Nella sanità ci aspettano tante sfide: diagnostica digitale, intelligenza artificiale, robotica. Basta pensare alle evoluzioni sulla diagnostica sui tamponi a cui stiamo assistendo, con una ventina di multinazionali che se ne stanno occupando». Ricorda, il presidente, che della rivoluzione che attende la Regione fa parte «il pensare in maniera digitale». È ancora pienamente calato, Zaia, nel fronteggiare gli sviluppi della pandemia da Covid-19, che lo ha visto in prima linea da marzo a oggi. Insieme, tra gli altri, agli assessori alla Sanità Manuela Lanzarin e a quello alla Protezione civile Gianpaolo Bottacin, tra il pubblico al K3. Tra l’altro in questi anni e anche di recente, Verona compresa, Zaia e Bottacin si sono dovuto occupare di tempesta Vaia, alluvioni, nubifragi, che hanno provocato ingenti danni. E ieri l’agenzia Ansa ha diffuso una nota sui dati di una rilevazione di Swg eseguita con il metodo Cati-Cami-Cawi su un campione rappresentativo di 1.000 elettori residenti nelle sei Regioni al voto, da cui risulta che è stata la gestione dell’emergenza Coronavirus ad avere un peso decisivo sulla conferma dei presidenti uscenti delle Regioni al voto. La rilevazione ha evidenziato, in particolare, l’apprezzamento riconosciuto a Zaia in Veneto. Alla domanda su quanto considerino efficace l’operato del presidente nell’affrontare l’emergenza Covid, gli intervistati residenti in Veneto, Campania, Liguria e Puglia, hanno risposto così: 88 per cento per Zaia, 80 per Vincenzo De Luca (Campania), 70 per Giovanni Toti (Liguria), 54 per Michele Emiliano (Puglia). Zaia ha una proverbiale memoria sui numeri. E li dispensa ancora, nel citare cantieri riavviati e da avviare. «Abbiamo sbloccato la Pedemontana veneta, strada di 94,5 chilometri, che tocca 36 Comuni, con 14 caselli: opera da 2,3 miliardi», cita ancora, «ma poi parla ancora delle sfida delle Olimpiadi invernali 2026 di Cortina d’Ampezzo e Milano, «che avranno la cerimonia finale a Verona, in Arena». Sul fronte infrastrutture il prossimo quinquennio sarà decisivo. Riferendosi al Veronese, Zaia parla, nel Piano regionale delle opere pubbliche, della «Nogara-mare, della Valdastico nord che consentirà di sgravare del 22 per cento il traffico dall’Autobrennero e quindi gioverà a Verona, per non parlare della Tav ferroviaria, tra Brescia-Verona-Vicenza-Padova, che consentirà tra l’altro di avere due binari a disposizione delle merci. Mancano 4,5 miliardi per la Venezia-Mestre: li aspettiamo anche dal Recovery Fund». Per formare la Giunta Zaia terrà conto degli equilibri del voto. E Verona che punta a farne ancora due (nel 2015 furono Elisa De Berti a trasporti e infrastrutture, e Luca Coletto alla Sanità, quest’ultimo poi andato al Governo e ora in Umbria, alla sanità, e quindi gli subentrò la Lanzarin). Lista Zaia che triplica la Lega...imbarazzi? «Non c’è competizione interna», spiega Zaia, che ribadisce di non avere mire nazionali, lui che tra l’altro fu ministro dell’agricoltura nel Governo Berlusconi. C’è un pensiero per le vittime del Covid, nella riflessione del presidente, e per quanto è successo all’Ospedale della donna e del bambino, a Verona, con il citrobacter. «Una tragedia, la morte di questi bimbi. Appena saputo della relazione, che parlava di un caso isolato e non mi risulta che l’Azienda fosse a conosce di altri, il direttore Cobello in maniera cautelare ha sospeso alcune figure e comunque ora aspettiamo la procura». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Enrico Giardini