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14.02.2020

«Test antidroga ai politici» Il sindaco: «Noi siamo pronti»

La querelle sui test antidroga a scuola prosegue col botta e risposta tra Assemblea 17 dicembre (Rifondazione Comunista, circolo Pink Lgbtqe, Suburban, Potere al popolo, Paratodos, Verona in Comune e Sinistra in Comune) e il sindaco Federico Sboarina. L’Assemblea esprime contrarietà ai test: «La scuola deve rimanere luogo di prevenzione e in nessun caso diventare laboratorio di sperimentazione di politiche repressive su base ideologica». Poi, in relazione alla posizione del sindaco favorevole all’approvazione del progetto dei test, gli ricorda la mozione del consiglio comunale di Verona che, approvata - questa sì - all’unanimità, proponeva gli stessi esami agli amministratori comunali. «Dopo la proposta dei test antidroga sui giovani fatta dall’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan nella seconda metà del 2018, Verona Domani ha presentato, il 4 febbraio 2019, la mozione 877, che impegna la giunta a firmare un protocollo d’intesa con l’Ulss, con l’obiettivo di sottoporre gli amministratori allo stesso test previsto per i ragazzi, al fine di verificare eventuali assunzioni di sostanze stupefacenti o abusi alcolici. La volontarietà restava un vincolo sacrosanto e i risultati sarebbero stati pubblicati sul portale del Comune. Tra le motivazioni, la funzione educativa delle istituzioni nel fornire modelli e stili di vita utili a prevenire e contrastare l’uso di stupefacenti». Da allora, accusa l’Assemblea, nessun protocollo è stato avviato e, pertanto, nessun amministratore favorevole all’iniziativa ha effettuato il test. E continua: «Chiaramente per chi non si offrisse oggi volontario varrebbe la stessa gogna mediatica, già indicata anche da alcuni degli stessi consiglieri di maggioranza che hanno votato la mozione 877 e che si sono espressi con pregiudizio rispetto ai giovani studenti che decidessero legittimamente di negare la loro disponibilità all’esame». «Cattivi maestri», conclude Assemblea 17 dicembre, rivolta agli amministratori, «che ai roboanti propositi non fanno seguire esempi concreti, e impongono ai più giovani ciò a cui loro stessi si negano, nonostante il ruolo di guida nella conduzione della città preveda ben più responsabilità». Sboarina replica che non è il Comune a stilare e ad attuare il protocollo. «Sono d’accordo sui test, ma non è compito del Comune promuoverli e farli». E continua: «Il consumo di stupefacenti va arginato con tutti i mezzi a disposizione. Il fenomeno è in lenta crescita, soprattutto tra gli studenti. Negli anni si è abbassata l’età del primo approccio, con ricadute su tutta la comunità. La repressione è uno strumento, ma non è l’unico. Abbiamo messo in campo forze e risorse. Non ci sono solo i controlli che gli agenti della Polizia municipale effettuano ogni giorno con l’aiuto dell’unità cinofila. C’è anche il dialogo e la collaborazione tra le istituzioni. Siamo in contatto con la Comunità di San Patrignano per un percorso di prevenzione delle dipendenze e del disagio giovanile per gli studenti delle superiori, in collaborazione con l’Ufficio scolastico provinciale. Sulla mozione, subito dopo la sua approvazione, ho inviato una lettera all’Ulss chiedendo di attivarsi per i controlli. Aspettiamo di essere convocati e, appena chiamati, ci sottoporremo al test». Il tema è stato al centro della puntata di Diretta Verona, ieri sera su Telearena. Gli ospiti a favore del test, il consigliere comunale di maggioranza Alberto Zelger (Lega) e il vicepresidente della Provincia David Di Michele (Fratelli d’Italia). Contrari il senatore Vincenzo D’Arienzo e la consigliera comunale di minoranza Elisa La Paglia del Pd. «La prevenzione va accompagnata dalla dissuasione», ha detto Zelger. «Il test è una misura dissuasiva, educativa e di garanzia per i genitori. Non è invasivo perché c’è il consenso». «La cura è la relazione», ha sostenuto La Paglia. «L’Ulss riattivi il servizio di prevenzione sulle tossicodipendenze come quello che c’era a San Pancrazio». «Quei servizi si sono mostrati passivi nel richiamare ragazzi vulnerabili. Per arrivare a loro servono percorsi di collaborazione», ha risposto Di Michele. «Il test funge da campanello d’allarme per le famiglie». Infine, D’Arienzo: «È un difetto culturale considerare la scuola una piazza di spaccio o farla diventare una caserma. Non è terreno di battaglie ideologiche né di uno stato di polizia». •

M.V.A.
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